Roma- Nessuna deroga alla sicurezza per l’indiano sikh che portava il coltello per dovere religioso.

Sentenza di grande significato quella che, ieri pomeriggio, la Corte di Cassazione ha pronunciato sul tema dell’integrazione e della sicurezza pubblica, grande protagonista dell’attualità e dei dibattiti politici.
Il caso è quello di un ricorso di un indiano condannato a 2000€ di ammenda dal tribunale di Mantova, per essere stato sorpreso, nel 2013, armato di un coltello sacro da 20 cm (il Kirpan), per rispettare i precetti della sua religione, in strada. Ricorso respinto poiché la Corte <<non ritiene che il simbolismo legato al porto del coltello possa comunque costituire la scriminante posta dalla legge  n. 110 del 1975>>, che giustifica, per alcuni casi, il porto di un coltello.
La Cassazione aggiunge poi: <<in una società multietnica, la convivenza tra soggetti di etnia diversa richiede necessariamente l’identificazione di un nucleo comune in cui immigrati e società di accoglienza si debbono riconoscere. Se l’integrazione non impone l’abbandono della cultura di origine, in consonanza con la previsione dell’art. 2 Cost. che valorizza il pluralismo sociale, il limite invalicabile è costituito dal rispetto dei diritti umani e della civiltà giuridica della società ospitante. È quindi essenziale l’obbligo per l’immigrato di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale, in cui ha liberamente scelto di inserirsi>>.
Definendo un’integrazione di valori e identità, la sentenza pone la sicurezza sopra la libertà di manifestazione della religione, come stabilisce l’articolo 9 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Questo articolo vale anche per l’uso del velo islamico, che lo Stato può limitare per la tutela altrui.
Dopo la sentenza le parti politiche si sono subito espresse a favore, soprattutto quelle della destra (Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega). PD e CEI hanno sottolineato la possibilità di una strumentalizzazione del caso dalla xenofobia, assolutamente da evitare.
Ma le polemiche e i dibattiti sugli immigrati e l’accoglienza già sono ripartiti con forza, anche con l’inchiesta sul CARA di Isola di Capo Rizzuto, controllato dalla ‘ndrina mafiosa degli Arena, che ha portato, sempre nella giornata di ieri, a 68 arresti.

Emanuele Forlivesi