Storie dall'Italia

Canzone dalla prima Zona Rossa d’Italia

Luciano Nardozza, cantautore lucano residente nel Lodigiano, ha lanciato un brano in cui racconta la sua situazione di recluso con un messaggio universale di speranza, libertà e condivisione 

“Scrivimi ancora, l’inchiostro qui è concesso e la galera è un volto che ha quell’aria assente e seria, che ti ruba il sogno”. Parole e musica nate in poche ore, durante l’emergenza Coronavirus. Una canzone, Zona Rossa, che parla di solitudine e anche di libertà. A scriverla, arrangiarla e produrla Luciano Nardozza, giovane cantautore lucano, tra i finalisti allo scorso Premio De André, che da tre anni risiede nel Lodigiano. Un’esigenza la sua e un bisogno di condivisione con il resto del Paese.

La canzone è nata in 15 giorni di quarantena, in quella che è stata definita la prima zona rossa d’Italia. Dopo averla registrata in due giorni, nel corso di un atipico fine settimana di inizio marzo,  Nardozza ha girato il videoclip del singolo con uno smartphone, tra Casalpusterlengo, Codogno, Castiglione d’Adda e Somaglia, nel perimetro della prima area isolata del Paese, prima che tutta l’Italia venisse dichiarata zona protetta. Da quei luoghi, diventati tristemente noti per lo scoppio a metà febbraio dell’emergenza sanitaria, oggi racconta la sua storia di artista, lanciando un messaggio di libertà, speranza e condivisione.

La quarantena è stata un’opportunità per continuare ad esprimersi attraverso la musica?

La peculiarità della creatività, del mondo creativo, è che essendo un mondo a sé stante non necessita di permessi, di autorizzazioni e decreti ministeriali da parte delle autorità. L’artista è libero. E per artista intendo chi vive in maniera creativa qualunque attività, trattandosi di un modo di essere non legato a ciò che si fa bensì a come si è dentro.

Quale è stato il primo pensiero a spingerti verso la creazione di Zona Rossa?

La voglia di comunicare con l’esterno. Dopo giorni di confusione, sconforto e disorientamento, una mattina ho imbracciato la chitarra per cercare un senso a quello che stava accadendo. Avevo in mente forse una piccola colonna sonora strumentale, ma mentre canticchiavo le note mi sono accorto che c’era qualcos’altro che scottava dentro. Le frasi “scrivimi ancora” o “parlami ancora” stavano spingendo per uscire, a quel punto ho assecondato l’ispirazione ed è arrivata Zona Rossa. Istantanea e precisa nel descrivere quello che provavo: il mio era un tentativo di un contatto con il “fuori”.

Un’immagine dal videoclip di Zona Rossa

Come è nata la tua attività di cantautore?

Tutto è iniziato nel 2017 quando ho sentito il bisogno impellente di dare voce alle mie emozioni tramite le parole. Fino a quel momento l’avevo fatto tramite la musica strumentale nelle più svariate forme e stili: dal rock al metal, dal jazz al folk fino alle colonne sonore. Quell’anno, attraverso una crisi che mi ha portato a rivedere molte delle mie concezioni artistiche e umane, ho sentito che il modo più urgente e completo di esprimermi era quello di dare voce al mio vissuto interiore. La scrittura ti costringe a metterti maggiormente in gioco, a esporti di più e a prendere posizione su certe cose. Così è nato il mio primo disco Di Passaggio.

Pure quello l’hai scritto in pochissimo tempo.

Sì, è un concept album scritto tutto in un soffio, concepito in breve tempo, una settimana circa. Una settimana “matta e disperata” in cui al mattino scrivevo testi e musica, al pomeriggio arrangiavo e di sera registravo tutti gli strumenti. Voci, chitarre, basso, tastiere, con l’eccezione di alcuni momenti in cui appaiono altri musicisti come Antonello De Luise, Stefano Di Niglio e Nicola Caruso.

Di Passaggio era un disco autobiografico?

Il mio primo album racchiudeva le diverse fasi di una relazione d’amore in maniera disordinata, caotica. Dal tradimento all’idillio, dalla presa di coscienza a posteriori fino all’innamoramento. Parlavo di vissuti universali che facevano comunque parte della mia esperienza più profonda. Un trascorso che ho elaborato per trovare risposte, soluzioni positive ai problemi che mi attanagliavano. Ho quindi continuato a scrivere in maniera incessante e molti pezzi sono finiti in Fuori Luogo, il secondo album pubblicato nel 2019.

Un album diverso dal precedente. In che modo?

Qui ho osato maggiormente. Innanzitutto, ho scritto e registrato con più calma. Ho studiato canto per conto mio e gli stili di Chris Cornell, Freddie Mercury insieme ad altre voci che mi affascinano da sempre. Volevo cercare nuovi modi di esprimermi vocalmente. Alla fine la composizione ne è senza dubbio stata influenzata e si è delineato uno stile più personale. Prima mi paragonavano ad artisti come Max Gazzè o Tiromancino, invece nelle tracce di “Fuori Luogo” credo che emergano con forza le mie influenze rock, hard rock, prog e il mio background da arrangiatore.

Luciano Nardozza in uno scatto di Silvia Beillard

Hai collaborato con diversi professionisti della musica?

Per il brano Beata Ingenuità ho avuto la fortuna di lavorare con dei musicisti d’eccezione: Piero Monterisi alla batteria (PFM, Daniele Silvestri) e Gianluca Misiti con cui ho co-prodotto il brano (ancora Silvestri, Max Gazzè). Poi al basso Antonello De Luise, musicista con cui ho il piacere di collaborare da molti anni.

Appena tutto sarà finito, cosa farai?

Difficile dire cosa succederà quando tutto sarà finito perché stiamo andando incontro a un cambiamento del modo di vivere il quotidiano, così come del modo di fare musica. Tra i progetti c’era quello di continuare la promozione e la diffusione del messaggio di Fuori Luogo. Perciò suonare, fare concerti e arrivare al pubblico. Questo probabilmente non sarà possibile nell’immediato futuro e bisognerà trovare i soluzioni alternative. La musica non conosce distanze, è vero. Eppure la speranza resta di sicuro quella di tornare a farla dal vivo.

Simona Cappuccio

Laureata in Italianistica, le sue grandi passioni sono la letteratura, il cinema, il teatro, la scrittura creativa. Ha collaborato per anni con magazine online di letteratura e critica cinematografica. Lavora inoltre come ufficio stampa nell'ambito formazione.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button