A Tor Vergata, per le lezioni “Prepararsi al futuro”, di Piero Angela: «La riforma del codice non c’è e non posso dare indicazioni, quando ci sarà verificheremo». Sull’A.N.A.C.: «Chiesto di andar via prima, semmai andrò via nel 2020. Siri non sa che per l’ONU ogni paese deve avere un autorità anticorruzione».

 

Roma – Martedì 5 marzo Raffaele Cantone ha partecipato, presso l’Università di Roma Tor Vergata, al ciclo di lezioni “Prepararsi al futuro” ideate da Piero Angela. L’ex magistrato napoletano e attuale Presidente dell’A.N.A.C (Autorità Nazionale Anticorruzione) è intervenuto davanti ai 200 studenti presenti con la sua grande chiarezza e passione razionale. Legalità, corruzione, burocrazia e politica italiana ed europea sono stati gli argomenti su cui si è riflettuto per preparare al più prossimo futuro le nuove generazioni.
È possibile prevenire la corruzione? Cosa sta facendo la politica, anche rispetto all’operato dell’A.N.A.C, per snellire la burocrazia e diffondere un regime e una cultura di legalità? Che Italia ci aspetta se perderemo la sfida contro la corruzione?
Titolo del dibattito: “Prevenire la corruzione per guardare al futuro con maggiore consapevolezza”, sostenendo come il reato di corruzione equivalga al furto di futuro, al furto di democrazia, che mette in pericolo i fondamenti della nostra società. Prevenzione, trasparenza, intervento sul conflitto di interessi e soprattutto il controllo dei cittadini, sono gli strumenti che abbiamo per estirpare questo grande problema, comune ad ogni Stato, ma specialmente radicato e gravoso in Italia.

L’intervista
Che ne pensa del nel progetto di riforma del codice degli appalti del nuovo governo? Cosa non va secondo il suo giudizio?
La riforma del codice viene annunciata, ma non c’è e non posso dare indicazioni. Io dico solo una cosa in cui credo tantissimo: che i soldi pubblici non possono essere spesi come i soldi privati. Se io sono un imprenditore privato e decido di ristrutturare la mia casa faccio quel che voglio, coi soldi pubblici questo non è possibile. E se io sono un imprenditore privato starò molto attento a spendere i soldi, ma non abbiamo nessuna certezza che gli amministratori pubblici facciano questo. Perciò c’è bisogno di procedure chiare e trasparenti, perché tramite queste si possono tentare di evitare i fatti di corruzione. Quando qualcuno dice diamo mano libera agli amministratori pubblici, abbiamo visto in passato cosa è capitato, e sono molto perplesso. Ma siccome non c’è ancora il progetto di riforma discutiamo di cose che non esistono. Quando ci sarà verificheremo.
Il Sottosegretario ai Trasporti Siri (Lega) ha dichiarato: “Per combattere la corruzione basta Il buon senso”, e più precisamente: “siamo l’unico Paese che ha un ente contro la corruzione, dobbiamo alleggerire il codice: secondo me va cancellato e totalmente riscritto”. Ritiene ancora valida l’esperienza ANAC?
Assolutamente sì, ma dubito che la soluzione possa essere il semplice buonsenso, che di certo non è in grado di impedire i reati. Non è vero poi che l’Italia è l’unico paese ad avere un’autorità anticorruzione perché la convenzione ONU prevede all’articolo 6 che ogni paese debba avere un autorità anticorruzione. Probabilmente il sottosegretario Siri non lo sa.
In Italia si alzano spesso voci in merito alla sburocratizzazione, in che termini lei avverte il problema?
Il problema c’è assolutamente perché io credo sia indispensabile. L’eccesso della burocrazia è un aiuto alla corruzione, più si inseriscono pastoie burocratiche, più c’è il rischio di creare meccanismi che favoriscano la corruzione. Il problema è trovare il giusto mezzo perché i paesi corrotti sono quelli in cui c’è un elevatissimo livello di burocrazia o sostanzialmente si è in mano libera. Bisogna trovare in giusto mezzo cioè di regole che siano chiare, regole che siano comprensibili anche ai non addetti ai lavori, cose che in Italia non ci sono, e di quei controlli che sono utili. L’eccesso di burocrazia è certamente uno dei problemi principali del nostro paese.
Nell’ultimo periodo diverse dichiarazioni sul suo operato, prima del premier Conte poi del presidente di Confindustria Boccia, hanno criticato l’ANAC, “troppo punitivo, anche per gli imprenditori”. In seguito lei ha dichiarato di essersi sentito sopportato e ha richiesto di tornare al suo vecchio ruolo di magistrato.
Che rapporto ha con il governo, rimarrà presidente ANAC?
Io ho rapporti di assoluta correttezza istituzionale, ovviamente questi rapporti sono complessi, quando non sempre c’è chiarezza sulle regole. Ad esempio io credo che sia compito del governo, se lo ritiene giusto, cambiare il codice degli appalti perché questo dipende anche da scelte di tipo politico. Il problema è che forse bisognerebbe fare un po’ meno annunci e un po’ più provvedimenti.
Perché quando si annunciano i cambiamenti la pubblica amministrazione reagisce nel bloccarsi, e allora sono forse gli annunci dei cambiamenti quelli che creano problemi piuttosto che i cambiamenti veri e propri.
Poi io sono il primo a sostenere che il codice degli appalti ha una serie di problemi che andrebbero risolti. E ci auguriamo che vengano risolti. Per quanto riguarda l’idea di ritornare in magistratura per fortuna questo è un incarico a tempo, come è giusto che sia negli incarichi di responsabilità nelle amministrazioni e non devono essere prorogati. Questo non può essere prorogato e ho chiesto di andar via un po’ prima, ma se non mi faranno andare via un po’ prima andrò via il 28 aprile del 2020.

 

Emanuele Forlivesi