Si è tenuto ieri presso la sala conferenze di Palazzo Theodoli alla Camera dei Deputati di Roma, il Tavolo
Inter Istituzionale “cambiamenti radicali come prerogativa per il benessere psicofisico dei militari e delle
Forze dell’ordine: dai disturbi post traumatici da stress ai ricongiungimenti familiari”.
La giornata seminariale è stata organizzata dall’accademia italiana delle scienze di polizia investigativa e
scientifica con il patrocinio del Parlamento Europeo, del consiglio regionale del Lazio, della Campania, del
Molise e dell’osservatorio nazionale per i diritti e la salute dei militari e delle Forze dell’ordine.
L’evento è stato moderato dal Presidente dell’osservatorio, la Dott.ssa Francesca Beneduce.
 
Prerogativa dell’osservatorio è dare risposta alle tante richieste ricevute da parte degli appartenenti al
comparto sicurezza e difesa del Paese.
 
Alla Presidenza Aispis Accademia Italiana delle Scienze Polizia investigativa e Scientifica Francesca Antonaci. Vice Presidente la Dott.ssa Antonella Cortese.
Ad oggi, l’osservatorio registra notevoli passi avanti anche da parte
del Governo centrale che è intervenuto alle sollecitazioni. Il tavolo Inter Istituzionale è stato un occasione di
confronto tra autorità politiche, civili e militari. Forte l’impegno dell’osservatorio nell’intento di
rimuovere, di fatto e di diritto, tutti gli ostacoli che si frappongono al benessere psicofisico delle donne e
degli uomini in Divisa.
Numerosi gli interventi che hanno fatto luce sulle possibili soluzioni da adottare in merito alle due tematiche
cardine.
Dopo i ringraziamenti iniziali ha preso la parola l’Onorevole Giuseppe Cangemi, vice Direttore del consiglio
regionale del Lazio che ha portato l’attenzione sul radicale cambiamento che sta subendo l’attuale figura del militare: <<oggi le missioni di peace keeping sono all’ordine del giorno, questo tipo di esperienze dà vita ad una sorta di reducismo da post operazione, motivo per cui è necessario un cambiamento radicale e non di facciata>>.
 
Ed è proprio restando in tema di cambiamenti che il Senatore Francesco Urraro ha sollecitato, come possibile risoluzione al problema, la stesura di un vero e proprio dossier da consegnare a chi, in questo momento storico, è decisore politico: <<in Commissione Giustizia Senato e nella Commissione Bicamerale Antimafia questi temi rappresentano la centralità perché si ramificano in tutti gli altri ambiti parlamentari>>.
 
Da questa attenzione si arriva ad una risoluzione di cui ha parlato l’Onorevole Gianfranco Di Sarno, ed è la risoluzione che prevede  l’impegno del governo a creare una struttura organizzativa interforze che aiuti i militari e le loro famiglie in situazioni di disagio: <<con questa risoluzione ci siamo impegnati a creare una struttura organizzativa composta da militari che avranno un’apposita formazione professionale medico – psicologica che sarà integrata dalla componente civile di settore>>.
 
Parlando di militari, di stress e dell’importanza della famiglia, è inevitabile portare l’attenzione alla questione ‘ricongiungimenti familiari’, tema trattato dall’Onorevole Michela Restan:
<<per quanto riguarda i ricongiungimenti familiari c’è un insieme di ricorsi amministrativi e contenziosi che, troppo spesso, danno la percezione che non ci sia un diritto del militare ad usufruirne; è come se questo diritto diventasse un premio o una punizione. Ci si lamenta della mancanza di trasparenza e del difetto di motivazione nell’istanza di rigetto o accoglimento della pratica. Bisogna fare uno sforzo maggiore, intervenire dal punto di vista legislativo, si debbono stabilire numeri, tempi e criteri per gestire la mobilità all’interno della forza Armata>>. 
E’, infatti, in fase di stesura al Parlamento, una norma sulla regolamentazione dei ricongiungimenti familiari.
 
In termini di sforzi maggiori, ci arriva la testimonianza di Scaccia Victor Alfonso, Medaglia d’Oro di vittima del terrorismo per l’evento verificatosi a Bakwa il 12 luglio 2011:
<<il disturbo post traumatico da stress è poco conosciuto. Nel 2011 ho perso un amico fraterno, spero che a seguito di questa testimonianza si faccia di tutto per aiutare chi ne ha bisogno senza lasciare indietro nessuno, perché nessuno deve essere lasciato indietro!>>
 
Molte proposte sono state vagliate in tal senso, il Dott. Antonio Antonaci, ad esempio, ha preso in considerazione l’idea di far affiancare la stessa figura del medico di base da quello della psicologo.
 
Ricollegandosi a questo intervento del Dott. Antonaci, il Dott. Alessandro De Carlo, Presidente dell’Ordine degli psicologi del Veneto, ha spiegato come il problema non sia solo di struttura ma soprattutto culturale, ribadendo come “il messaggio che deve passare è che ricevere supporto sia qualcosa di normale perché tutti i lavoratori sono sottoposti a stress.”
 
<<La Forza Armata è oggi molto vicina alle tematiche che riguardano il benessere psicofisico dei militari>> annuncia il Ten. Col. Fabio Cicchitelli, medico e psichiatra, intervenuto al Tavolo inter istituzionale a nome del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito; Generale di Corpo d’Armata Salvatore FARINA, da circa due anni è stato istituito un ufficio di psicologia e psichiatria dello Stato Maggiore Esercito che ha come scopo principale quello di rispondere a tutti i quesiti sopra illustrati. <<L’uomo è al centro della società e delle capacità operative delle Forze Armate – afferma Cicchitelli – raggiungere il giusto equilibrio del singolo militare è un punto di forza. L’attenzione dei vertici della mia Forza Armata di appartenenza sul benessere psicofisico del militare è un elemento strategico ed in tal senso ci si è adoperati con tutta una serie di eventi>>.
 
Ed è proprio a questi eventi che si guarda con forte speranza. La vicinanza e l’apertura della Forza Armata verso la realtà psicologica del mondo civile, dimostra come ci sia, a tutti i livelli, l’intenzione di lavorare in termini di prevenzione per quanto riguarda i disagi.
Cambiano il mondo e la società, cambiano gli uomini e le loro menti, questo richiede interventi mirati perché chi chiede aiuto, chi cerca supporto o conforto nella terapia, di qualsiasi genere, non è una persona con problemi; tutti abbiamo problemi di natura psicologica e fisica ma chi si adopera per la risoluzione degli stessi, è qualcuno che, con coraggio, ha deciso di risolverli. 
Parlando di risoluzione, bisogna, per forza di cose, indagare la natura del malessere.