Storie dall'Italia

LA PROFEZIA DEI MIGRANTI

C’è un sottile fìlo conduttore che collegata questa terra, da sempre segnata copiosi flussi migratori, con le attuali rotte scelte da nuovi migranti. Un destino comune fatto di miseria e speranza

[…] Sbarcheranno a Crotone o a Palmi, a milioni,

vestiti di stracci asiatici e di camice americane.

Subito i calabresi diranno, come malandrini a malandrini:

Ecco i vecchi fratelli con i figli, il pane e il formaggio”.

Reggio Calabria – Recita così la “Profezia” che Pierpaolo Pasolini, nel 1962, temeva potesse realizzarsi di lì a poco. Un monito, ancor prima che una predizione. La stessa che, a più di cinquant’anni di distanza, si è tragicamente avverata. Loro, i fratelli a cui si riferisce lo scrittore bolognese, oggi sono eritrei, somali, afghani e siriani. Da mesi, ormai, cercano di attraversare lo stretto di Messina per approdare sulle coste calabresi. Ad attenderli le “braccia” irrequiete di mostri mitologici, da secoli sentinelle al passaggio delle navi. Scilla e Cariddi, guardiani feroci e spietati pronti a “dilaniare” e “risucchiare” tutto ciò che ci finisce dentro.

A migliaia da qui sono partiti, verso terre lontane, a migliaia qui stanno arrivando. Fratelli, appunto. Figli e figlie di un mare che si è fatto custode, fino in fondo ai suoi abissi, di sogni e speranze incompiute. Uniti nella disgrazia, che ti porta a lasciare tutto per affidarti alla sorte. Legati ancor di più, nella voglia di rivalsa. Quella che, per oltre cent’anni, ha spinto gli uomini e le donne di questa parte d’Italia a fuggire da fame e miseria. Reggio Calabria e Ellis Island, due porti assai distanti ma al tempo stesso così vicini. Legati, anch’essi, a doppio filo con le sorti di torme di poveri disperati.

Di tempo ne è passato molto, troppo, ma il dolore è ancora vivo. Indelebile. Marchiato a fuoco nei cuori e nelle menti di una città sempre sul punto di “crollare” a terra stremata. Sprofondando sotto i colpi di non uno, ma ben due, devastanti terremoti. Dove non è arrivato il sisma, c’hanno pensato le durissime condizioni di vita imposte ai braccianti agricoli a fare il resto. Qui, come in Siria o in Afghanistan, la storia è stata implacabile. Lo sanno bene i “vecchiareddi” affacciati ai balconi, intenti a contemplare il mare verde smeraldo. Quel mare che tanto gli ha dato, sfamandoli con i suoi tesori, ma che molto altro gli ha tolto. Amori, amicizie e familiari sfrecciati via a bordo di piccoli piroscafi diretti a Napoli e poi alla “Merica”, come ancora oggi la chiamano da queste parti.

La “Merica” è stata per gli abitanti di “Rriggiu” tutto e il suo contrario. Crocevia di chimere e di opportunità altrimenti irrealizzabili. Musa ispiratrice di nostalgici pensieri, fatti nel buio di qualche baracca della Little Italy. Luogo simbolico, a metà tra la realtà e la fantasia. Simile all’Isola che non c’è creata dalla penna di James Barrie. Sperduta in un punto imprecisato della cartina. Per gli anziani che guardano incantati le onde infrangersi sul frangiflutti, poco importa se ad “accoglierli” furono le incontaminate pianure della Pampa argentina o le caotiche strade di Brooklyn. Per loro, era sempre e comunque “Merica”.

C’è un legame speciale tra questa città e l’immigrazione, consolidatosi nel tempo e che non ha eguali in nessun’altra regione italiana. Un rapporto a tratti difficile, certo, segnato dagli abusi di caporali e trafficanti di esseri umani. Una condizione miserevole, che colpisce come un pugno allo stomaco appena ti allontani dal porto e vai perso la campagna. Ma questa è terra generosa, aspra nella sua silhouette ma capace di grandi slanci di magnanimità. A testimoniarlo, un storico “Patto di civiltà” siglato tra le istituzioni locali e il variegato panorama dell’associazionismo reggino. Un esempio unico, voluto per dare dignità e sollievo, superando i pregiudizi, a chi sbarca stremato al termine di una vera e propria odissea.

Un presidio fisso, come un oasi nel deserto, già ribattezza la “tenda della misericordia”. Ha volerla la Prefettura di Reggio Calabria, che da quando è stata allestita è diventata il riparo per centinaia di profughi. Il pensiero corre veloce a quanti, all’inizio del secolo, attendevano esausti il famigerato “bollino verde”. Passepartout per il nuovo mondo. Volti sfiniti che incorniciano grandi occhi neri pieni di speranza. Sono le facce di chi, oggi come allora, si è messo nelle mani del destino, attraversato mari in tempesta per ritrovarsi a dover fare i conti con le discriminazioni di chi si credeva e si crede migliore.

Messa da parte la diffidenza della prima ora, i cittadini di Reggio stanno dando prova di grande spirito di solidarietà. Hanno persino deciso che quei 45 fratelli, morti annegati a poche miglia dalla loro città, dovessero trovare qui l’eterno riposo. Lo hanno fatto nel solo modo che conosco, quello di chi sa cosa vuol dire migrare. Da domani, infatti, ognuno di noi passando di qui potrà rendere omaggio a questi ragazzi, lasciando un fiore o una preghiera nello spazio a loro dedicato all’interno del cimitero cittadino. Perché come disse Pitagora, che questa terra la conosceva bene: “Se devi lasciare la tua patria, salendo sulla nave, distogli lo sguardo dai confini che ti hanno visto nascere”.

Mattia Bagnato

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Mattia Bagnato

E’ laureato in Relazioni Internazionali con una specializzazione in Diplomazia multilaterale e sicurezza collettiva presso l’Università degli Studi di Perugia. Attento alle questioni internazionali come la sensibilizzazione e la tutela dei diritti umani e i metodi di risoluzione dei conflitti internazionali. Ha un diploma in Diritto Internazionale Umanitario e un Diploma in risoluzione di conflitti internazionali presso l’Universidad Complutense de Madrid. Ha collaborato con diverse ONG italiane quali Oxfam Italia e la Tavola della pace di Perugia. Esperienze professionali alle quali si aggiunge un periodo di stage presso l’Ufficio relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo dell’Università di Granada. Attualmente, sta collaborando con il giornale on-line Ghighliottina.it per il quale si occupa di scrivere articoli di politica nazionale ed economia.

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