Cronache di Roma

BYE BYE BERTOLASO

È durato quanto un gatto sulla cassia il sogno di Mr. Protezione Civile, Guido Bertolaso. Sembrava il candidato perfetto, quello che unisce tutte le anime della coalizione. Invece, da un giorno all’altro B. ci ha ripensato

Roma – Dopo mesi di annunci, ritiri, accordi e ripensamenti Guido Bertolaso è stato definitivamente silurato. Messo da parte, come nulla fosse, a poco più di un mese dalle prossimi Amministrative. Ufficialmente, dicono da Palazzo Grazioli, per recuperare una parte del gregge moderato scappato dall’ovile. Quel che è certo, ad oggi, è che la sfida tutta interna al centro-destra passa, evidentemente, per la Città eterna.

Chi vivrà, vedrà! –  Eterna come la confusione che, ormai, sembra regnarvi sovrana. Frutto avvelenato da decenni di mala gestione, alla quale tutti sembrano essersi abituati. Purtroppo. Ciò che, se possibile, preoccupa ancor di più è la sensazione che, in fine dei conti, nessuno voglia realmente governarla Roma. Saccheggiata e abbandonata al suo destino. Eccenzion fatta che per la grillina Raggi, immolata alla causa capitolina neanche fosse un kamikaze. C’è poco da star sereni, però. Le sabbie mobili in cui poggia il “mondo di mezzo” sembrano sempre in agguato, pronte ad inghiottire chiunque tenti di oltrepassarle. Quella, però, è un’altra storia.

Beata innocenza – Questa, invece, sembra una di quelle favole che inteneriscono fino a far scendere qualche lacrimuccia. Bertolaso sognava davvero di correre per la carica di Sindaco. Dimostrare una volta per tutte il suo valore. Magari, perché no, di lavare via per sempre l’onta di quel malaugurato G8 della Maddalena. Sperpero degli sperperi. È un “puro di cuore” Giudo “S.p.a.” Bertolaso. Così genuino da voler addirittura Alfio Marchini al suo fianco, seduto sul banco del Presidente del Consiglio Comunale. I sogni son desideri, recitava un vecchio cartone animato. Non a Roma, però. Soprattutto in questa Roma, quella delle correnti e della strategia politica ad oltranza.

‘A livella – D’altronde qualche presentimento, anche se involontariamente, Guido Bertolaso lo aveva avuto. “C’è chi nasce numero uno e chi nasce numero due”, commentava ai chi lo incalzava sul futuro della sua candidatura. E Guido il Silurato modestamente lo nacque numero due. Sacrificato alle logiche politiche in nome di un disegno più grande: quello del Partito dei Moderati. Un progetto ancora in cantiere ma che sembra già intravedersi all’orizzonte. Il burattinaio, politicamente parlando ovviamente, è sempre l’ex Cavalliere. Il burattino è Alfio Marchini. L’uomo nuovo e ancora tutto da plasmare a sua immagine e somiglianza. Matteo Renzi docet.

Il nemico dei miei nemici è mio amico – Per l’”Ulisse de noantri”, il richiamo di Berlusconi, deve essere suonato come il canto delle omeriche sirene ammaliatrici. Nonostante si fosse fatto legare al “palo” della sua lista civica, Marchini rischia di finire in un abbraccio mortale. Giusto il tempo di capire di aver puntato sul cavallo sbagliato e l’ex Cavaliere ha subito fatto marcia indietro. A Silvio Roma non interessa, non così tanto per lo meno. Ciò che conta è riprendersi le redini di un centro-destra, da tempo, impegnato in quella che sembra una lotta tra pavoni. Convergere su Marchini sembra essere la parola d’ordine, sperando che la debacle dei suoi “alleati” serva da lezione.

La paura fa novanta – Sembra intimorito l’ex Cavaliere di mille battaglie, per la maggior parte personali. Spaventato dall’idea di scomparire dalla scena politica. Lui, che vent’anni fa la politica italiana l’ha cambiata per sempre. Strappata con forza dalle mani dei partiti, appunto. Meglio abbandonare le vecchie compagnie, quelle dal romanico saluto tanto per intenderci, e puntare tutto sul “moderatismo”.  Prima che sia troppo tardi, magari. Una scelta di campo, studiata con la solita fredda intelligenza politica. Ai posteri l’ardua sentenza.

Al mio segnale scatenate l’inferno – Nel mezzo lui, “Giudone” Bertolaso. Sedotto e abbandonato nel bel mezzo della tempesta. Già, perché l’aria gelida che tira da destra sembra proprio aria di tempesta. A dimostrarlo, oltre ogni ragionevole dubbio, il quadro politico che si sta rivelando nelle ultime ore. Mai spaccatura, infatti, fu più apparentemente insanabile. All’angolo destra, Berlusconi con suoi pretoriani e Storace “il figlio al prodigo”. All’angolo sinistro, invece, la biondissima Meloni e il suo fedele scudiero Salvini. Tutti in attesa che suoni il gong per darsele di santa ragione.

Per un attimo, ma solo per attimo intendiamoci, sembrava che il centro-destra potesse davvero ricompattarsi. Andare al voto unito sotto il gonfalone di un unico candidato. Un’idea che si è sciolta come al sole. Scongiurata, definitivamente, dall’affacciarsi prepotente di due visioni contrapposte del futuro politico. La prima, promossa da Silvio Berlusconi, sembra essere un remake dell’ormai lontano 1994. Tutto incentrata, cioè, nel tentativo di riaccaparrarsi il favore dell’elettorato moderato, o centrista come dir si voglia, momentaneamente piegato alla causa renziana.  L’altra, invece, quella teorizzata a Via Bellerio sembra portare direttamente oltralpe. Dritta dritta da Marie Le Pen e nipote.

Detto questo, però, perdere e perderemo sembra essere, ad oggi, il grido di battaglia. Il centro-destra, infatti, sembra aver rinunciato alla capitale. Il famigerato male minore. Quello che spinge ad abbandonare la barca prima che affondi, gettandosi a capo fitto sul salvagente milanese. Molto più sicuro e stabile. Il vero grande obiettivo rimane, a mio avviso, il palcoscenico nazionale. È lì che Silvio and company vorrebbero giocarsi il tutto per tutto. I ben informati, infatti, avrebbero già intravisto a Roma la sagoma di un pallottoliere pronto a contare il reale peso politico della coalizione.

 

Mattia Bagnato

Mattia Bagnato

E’ laureato in Relazioni Internazionali con una specializzazione in Diplomazia multilaterale e sicurezza collettiva presso l’Università degli Studi di Perugia. Attento alle questioni internazionali come la sensibilizzazione e la tutela dei diritti umani e i metodi di risoluzione dei conflitti internazionali. Ha un diploma in Diritto Internazionale Umanitario e un Diploma in risoluzione di conflitti internazionali presso l’Universidad Complutense de Madrid. Ha collaborato con diverse ONG italiane quali Oxfam Italia e la Tavola della pace di Perugia. Esperienze professionali alle quali si aggiunge un periodo di stage presso l’Ufficio relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo dell’Università di Granada. Attualmente, sta collaborando con il giornale on-line Ghighliottina.it per il quale si occupa di scrivere articoli di politica nazionale ed economia.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button