Oltre il Ponte

BUON NAWRUZ!

L'”ultimo martedì dell’anno” è una grande festa nell’est Europa e in tutta l’Asia centrale, soprattutto in Afghanistan. E’ il benvenuto al 1394, secondo il calendario iraniano, e alla bella stagione.

Herat- Domani, ad Herat, per gli afghani tagiki, sarà l’alba di un nuovo giorno. Per tutta la giornata e la sera di oggi, difatti, come accade in Iran, Azerbaigian, Albania, Georgia, in vari paesi dell’Asia centrale come il Turkmenistan, il Tagikistan, l’Uzbekistan, il Kirghizistan e il Kazakistan, e presso le comunità iraniane in Iraq, Pakistan, Turchial Nawrūz si festeggerà l’ “ultimo martedì dell’anno” o “Nawruz” – in persiano: نوروز‎ –

Ne parlavo ieri con un caro amico di Herat: Sayed, che mi ha chiesto “domani salterai il fuoco Milla Jan”? “Certamente Sayed Jan – ho risposto- l’ho saltato anche lo scorso anno insieme ad Azade, la sorella persiana di cui tanto ti parlo. Insieme abbiamo celebrato l’arrivo del nuovo anno secondo la vostra cultura”. Sayed ha sorriso da dietro il computer e mi ha detto: “Sapevo che festeggerai insieme a noi che siamo tuoi fratelli. Quest’anno il mio pensiero sarà unito al tuo”.

Il Nawruz è una festa che ha dell’incredibile, perché è capace di unire popoli che oggi parlano in modo diverso, pensano in modo diverso e soprattutto credono in modo diverso. Nato in ambito persiano pre-islamico, e inizialmente festa sacra zoroastriana, il Nawruz viene celebrato da molti Sufi e dai Baha’i. Non è considerato, in generale, una festa religiosa, proprio come avviene per il nostro capodanno. Rappresenta sia l’inizio dell’anno – domani entriamo nel 1394 secondo il calendario legale iraniano e baha’i- sia l’inizio della bella stagione. Il Nawruz rappresenta dunque il momento in cui si da il benvenuto alla primavera, un po’ come accadeva nei culti precristiani con l’Equinozio, che cade nei giorni a cavallo del 20-21 marzo.

Il nome con cui era definito in Europa questo momento era Ostara. Nell’antichità le sacerdotesse della Dea madre celebravano un particolare rito che prevedeva l’accensione di un cero simboleggiante la fiamma eterna dell’esistenza. Questo, ancora una volta, mi porta a credere che non siamo poi così lontani. Stando alla tradizione mitologica iraniana, il Nawruz viene fatto risalire a 15.000 anni fa, all’epoca del leggendario re persiano Yima, una figura dello zoroastrismo, che prima dell’Islam in Iran e nelle zone confinanti era diffusissimo. In seguito Zoroastro, profeta dell’omonima religione, riorganizzò la festività in onore di Ahura Mazda, divinità principale del pantheon iraniano pre-islamico. L’antica Persia, con la vicina regione di Herat, è l’area dove il Nawruuz è più sentito. I festeggiamenti prevedono alcuni riti importanti come la pulizia della casa o Khane Tekani che inizia 12 giorni prima della festa, il Chaharshanbe Suri ovvero la festa del fuoco, che viene “saltato” per superare le tenebre e soprattutto la preparazione dell’Haft Sin, ovvero una tavola imbandita con oggetti simbolici “ Sulle tavole – mi ha spiegato lo scorso anno la mia amica Azade – mettiamo sette elementi che simboleggiano sette arcangeli. L’Haft Sin porta agli abitanti della casa fortuna, salute, prosperità, purezza spirituale e lunga vita”. l’Haft Sin è decorata in modo meraviglioso con fiori, il libro sacro seguito dalla famiglia, la bandiera tricolore persiana, Verde Bianco e Rosso in orizzontale (patria, fede, rosso sangue versato dagli eroi), candele, una ciotola di acqua a simboleggiare la trasparenza della vita e una foglia sull’acqua per la caducità della vita, lo specchio per essere visibili come siamo. Non mancano germogli che rappresentano la rinascita, un impasto di orzo germogliato e tostato che simboleggia abbondanza, aglio per la salute, frutti secchi per l’amore, mele per la bellezza, bacche di sommaco che ricordano l’asprezza dell’esistenza e aceto: simbolo di saggezza. La tavola rimane imbandita per tredici giorni. Il tredici di Farvardin, primo mese dell’anno persiano, la tavola viene sparecchiata.

Milla Prandelli

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Milla Prandelli

Giornalista professionista iscritta all'Ordine, in Italia è corrispondente del Giorno e del QN da Brescia. Opera come giornalista embedded dal 2008. Con il suo libro "Sguardi di Pace Guardiani di Pace - Viaggio in Afghanistan al seguito delle Forze Armate Italiane" ha vinto il premio giornalistico Sodalitas nella categoria fotoreportage. Oltre che sul Giorno ha all'attivo pubblicazioni su prestigiose riviste e portali di informazione come Diva e Donna e Tgcom. Ha eposto le sue fotografie, tra gli altri, a Milano alla caserma Santa Barbara ospite del Reggimento Artiglieria a Cavallo Voloire, a Saronno, A Brescia a Palazzo Martinengo, a Iseo a Castello Odoffredi, Capriolo, Sarnico, Mairano e Paratico. E-Mail: millaprandelli@yahoo.it

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