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Bizzarre avventure di Eracleonte di Gela, il poeta che non era

Un informatico palermitano ha inventato l'autore ed è riuscito a ingannare migliaia di utenti del web, dal citazionismo facile, e un politico

Che il mondo antico sia un serbatoio inesauribile di esempi, citazioni e pillole è un dato di fatto: chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha sfoggiato un bel “la fortuna aiuta gli audaci” di virgiliana memoria o un carpe diem dal sapore oraziano? Ammettiamolo: chi ha fatto studi classici al liceo o all’università ha sovente il vizio di esibire con sicumera il proprio bagaglio culturale greco e latino, e non c’è niente di male. Ma quando a essere citato è un presunto poeta greco d’Occidente mai esistito, le cose si fanno decisamente più esilaranti. E questo è stato il caso di Eracleonte di Gela, personaggio nato dalla fantasia di Marcello Troisi, informatico palermitano con il pallino per la storia e la letteratura antica. Ma andiamo per ordine.

Siamo alla fine di marzo e, mentre l’inverno ha ormai lasciato il posto alla primavera, l’Italia intera è rinchiusa in casa per colpa del Coronavirus. La situazione che si respira fuori dalle mura domestiche è tragica: le autorità impongono di rimanere a casa, si può uscire solo se muniti di autocertificazione, gli ospedali sono saturi, i negozianti sono costretti ad abbassare le serrande e il numero dei contagi e dei morti aumenta esponenzialmente di ora in ora. Per gli italiani la quarantena diventa subito sinonimo di prigionia. Eppure, la tragedia dell’epidemia porta con sé anche un risvolto comico. Infatti, sui vari social spunta una poesia di gusto classicheggiante, il cui testo è il seguente:

È iniziata l’aria tiepida
e dovremo restare nelle case
per le Antesterie
le feste dei fiori
in onore a Dioniso

Non usciremo
non festeggeremo
bensì mangeremo e dormiremo
e berremo il dolce vino
perché dobbiamo combattere

Le nostre città lontane
ornamento della terra asiatica
hanno portato qui a Gela
gente del nostro popolo
un tempo orgoglioso

Queste genti ci hanno donato
un male nell’aria
che respiriamo se siamo loro vicini
il male ci tocca e resta con noi
e da noi passa ai nostri parenti

Il tempo trascorrerà
e sarà il nostro alleato
il tempo ci aiuterà
a guardare senza velocità
il quotidiano trascorrere del giorno

Siamo forti e abbiamo sconfitto molti popoli
e costruito grandi città
aspettiamo che questo male muoia
restiamo nelle case
e tutti insieme vinciamo

Eracleonte da Gela (233 a.C.)

“Perbacco! Ma questa poesia antica è più attuale che mai!”, pensano esterrefatti i migliaia di utenti del web che si apprestano subito a condividere tale componimento sui loro profili. E, a primo acchito, non gli si può dare mica torto: sebbene scritti nella seconda metà del III secolo a.C., nei versi di Eracleonte si parla di un male che affligge la pòlis di Gela e che costringe i cittadini a restare tappati in casa: quanti parallelismi con la situazione Covid-19.
Apparentemente, non c’è ragione di dubitare della veridicità di quest’opera, in quanto vengono citate le Antesterie, le festività floreali celebrate in ambiente ionico-attico in onore del dio Dioniso, e il linguaggio poetico rispecchia lo stile formulare di autori del calibro di Alceo, Alcmane, Stesicoro e Saffo. Di conseguenza, piovono like e condivisioni. Eppure è strano che un poeta dotato di cotanta raffinatezza non trovi spazio sulle pagine dei libri di letteratura greca.

C’è solo un problema: non è esistito nessun Eracleonte di Gela. O almeno, non quell’Eracleonte i cui versi sono stati citati ed elogiati a sproposito. Anzi, nel 232 a.C. della antica città di Gela non esisteva più nulla. Nel 406 a.C. infatti, l’esercito cartaginese conquistò Agrigento e distrusse Gela, costringendone gli abitanti a riparare a Siracusa. Nel 397 a.C., grazie alla protezione siracusana, la città venne ricostruita. Nel 311 a.C. venne nuovamente devastata dai Cartaginesi e nel 282 a.C. distrutta definitivamente da Finzia, tiranno di Agrigento, che ne spostò gli abitanti nella nuova città di Finziade. Inoltre, non si hanno attestazioni di celebrazioni delle Antesterie in Sicilia, le quali risultano essere festeggiate esclusivamente in Attica.

Perché in realtà dietro alla penna di Eracleonte si celava l’immaginazione dell’informatico Marcello Troisi che, vuoi per diletto, vuoi per curiosità, ha inventato di sana pianta la poesia e il suo finto autore per accalappiare la curiosità degli utenti dal citazionismo becero facile. E col senno del poi, la sua iniziativa ha ottenuto il successo sperato. Perché a cascare nella trappola dello pseudo-poeta è stato anche Luca Zaia, il presidente della Regione Veneto che, nel corso della conferenza stampa del 31 marzo, ha letto con orgoglio il soave componimento realizzato da Troi… Eracleonte da Gela. Quando, pochi giorni dopo, da una grazie all’intervento di numerosi filologi, studiosi e storici e dall’altro grazie alla stessa ammissione di Troisi è stato svelato l’arcano, il web ha prontamente schernito la facile credulità di Zaia, che troppo ingenuamente si è fidato dei suoi contatti che hanno condiviso con lui i toccanti versi di Eracleonte.

Arrivati a questo punto si potrebbe pensare che la storia di Eracleonte termini con questa figura da cioccolataio da parte di Zaia, ma invece no. Perché alcuni eruditi hanno addirittura proposto una lettura in termini filologici del componimento eracleonteo (ma sì, prendiamoci il permesso di creare questo neologismo, ndr). Su Academia.edu, celebre portale dove studiosi e ricercatori condividono i propri elaborati di natura scientifica, è possibile leggere una traduzione in greco del carme, corredata addirittura da un apparato critico, fatta dal prof. Paolo Biagio Cipolla, docente di Lingua e Letteratura Greca presso l’Università di Catania .

Qui di seguito, invece, potete leggere una traduzione seguita da una “edizione critica” del brano da parte di Michele Bianconi, ricercatore italiano a Oxford, che ci tiene a sottolineare che “la metrica segue il ritmo dattilico-epitritico frammisto a ionici. Il poeta, probabilmente non molto esperto (forse neanche madrelingua?) e dotato di un gusto arcaizzante quantomeno dubbio, presenta forme (iper-)doriche e talvolta squisitamente siciliane (αὐτοῖστα); sporadici gli eolismi, perlopiù nei pronomi (ἄμμιν, etc.).

L'immagine può contenere: testo

Ma le avventure di Eracleonte non finiscono qui, perché dell’ormai celeberrimo poeta di Gela sono stati “ritrovati” altri versi, recitati da Troisi in occasione di una diretta telematica recitata sul palcoscenico virtuale del Teatro Stabile del Veneto, nel corso della rassegna “Stagione sul Sofà”. Questa volta l’antico poeta siciliano è testimone di una situazione che, nei suoi aspetti e sfumature, ricorda (guarda il caso) la Fase 2.

Siamo rimasti nelle case, e adesso si alza vento
mentre pulisce leggero l’aria,
portando via il suono della musica ad Apollo e il fumo dei sacrifici a Zeus
resteremo ancora ad aspettare.
Gli dei si sono riuniti e decideranno in consiglio se il male è passato.
Ci resterà ancora attendere o potremo riunirci ai nostri cari
e infine godere della promessa vittoria.

Cosa deduciamo da questa vicenda? Prima di tutto che le notizie vanno sempre verificate e accertate, anche quando sono scritte in modo da sembrare verosimili. Inoltre l’esperienza di Eracleonte ha smascherato la finta erudizione di molte persone, che ostentano una cultura che non hanno citando a sproposito un poeta che per giunta non è mai esistito. Per chi studia il mondo classico o chi semplicemente lo contempla da una prospettiva esterna, questa storia è stata un piacevole passatempo durante questa quarantena. Tra le tante bufale che circolano ogni giorno sui nostri social, quantomeno quella di Eracleonte vanta il merito di essere un compendio di acume e genialità. Come lo stesso Zaia ha ammesso quando ha scoperto la beffa, “Tra questa poesia e i falsi di Modigliani, meglio questa”. 

Michele Porcaro

Giornalista, scrittore e archeologo. Nato a Benevento nel 1995, è diplomato al Liceo Classico “Anco Marzio” di Ostia e laureato in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Roma “Sapienza” con tesi in Archeologia. Appassionato di lingua, civiltà, storia e archeologia greca e romana, è autore di saggi e romanzi storici sul mondo antico, e ha girato il documentario "ASSTEAS - Storia del Vaso più bello del mondo" in collaborazione con Vittorio Sgarbi. Nel tempo libero svolge attività di rievocazione storica, collaborando a progetti di ricostruzione archeologica sperimentale sull'ambito religioso, civile e militare dei Greci, Romani ed Etruschi.

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