Nomi ed Origine delle misure di capacità del vino nella città di Roma

Roma- Gustando un buon piatto di bucatini all’amatriciana, seduto in una trattoria, l’oste si avvicina e  domanda: Porto una fojetta de vino?”. Risposta: De Frascati bon’omo…”. Perché a Roma si usa dire “E’ mejo un bicchiere de Frascati che tutta l’acqua der Tevere”. L’oste, come ordinato, porta un contenitore di vino. Dunque la fojetta a Roma è una misura di capacità.

 Correva l’anno 1588, al soglio di Pietro sedeva Papa Sisto V, al secolo Felice Peretti (1521-1590), il quale per realizzare i suoi progetti di abbellimento della città di Roma, aveva bisogno di molto denaro. Il “Papa Tosto” , come veniva chiamato da Giuseppe Gioacchino Belli nel sonetto “Papa Sisto”, decise di tassare la vendita del vino. Il vino, oggi come allora, era una bevanda molto diffusa tra la popolazione e poteva essere una fonte di gettito molto importante per le casse Pontificie.

Allora i contenitori in cui si metteva il vino erano di rame o di terracotta, e quindi, il vino poteva essere adulterato facilmente con l’aggiunta di acqua o di altri liquidi

Dopo un consulto con i suoi esperti, il Papa, decise di emettere una bolla pontificia per regolare sia la vendita del vino sia l’inserimento della nuova tassa. Il documento istituiva una misura unica chiamata FOJETTA e doveva corrispondere a ½ litro di vino. Il contenitore doveva essere in vetro, con il collo stretto e la bocca larga, inoltre doveva riportare la piombatura della Camera Apostolica, l’allora Ministero delle Finanze Pontificio.

Queste misure provocarono un malcontento tra le varie rivendite di vino, che a volte sfociavano in veri e propri piccoli moti rivoluzionari e nella maggioranza dei casi, queste misure erano palesemente violate a discapito delle casse pontificie. Saputo di questi fatti il “Papa Matto”, come veniva chiamato dal popolo romano Sisto V, disse “Mo ce penzo io”.

Un giorno si travestì da viandante, portando con se una sacca capiente nascosta sotto il mantello, e andò in una Osteria, che si trovava in una piazza nel cuore di Roma. L’oste si avvicinò al finto viandante e disse: Volete del vino?”. Il Viandante rispose: “Si, ‘na fojetta”. L’oste andò nella sua cantina e prese il vino portandolo al tavolo del viandante. Papa Sisto, versò il vino nella sacca che aveva nascosto sotto il mantello, senza che l’oste se ne accorgesse. Finito il vino il finto viandante chiese all’oste un’altra fojetta di vino, che gli portò prontamente, e che, il viandante, prontamente versò nella sua sacca nascosta. All’oste gli venne chiesta un’altra fojetta da parte del viandante, ma questa volta l’oste perse la pazienza e cominciò a bestemmiare ed a maledire il Papa per le nuove regole, il viandante pagò quanto dovuto e se ne andò.

Arrivato al Quirinale, il Papa disse di allestire, durante la notte, una forca davanti la piazza dell’osteria in cui era andato poco prima. Il giorno successivo, l’oste, vedendo la forca si affrettò ad allestire i tavoli, in quanto credeva, che essendoci un’esecuzione, questa avrebbe portato guadagni extra per l’attività. Ma i primi clienti che si presentarono furono il boia con il suo assistente, ed il corpo dell’oste pendolò da quella forca come monito per tutti coloro che osarono criticare il Papa e le sue leggi.

Con il passare del tempo vennero istituiti dei multipli e dei sottomultipli, con la relativa tassazione, alla fojetta. I multipli della Fojetta sono:

Tubo o tubbo, corrispondente ad un litro di vino.

–  Barzillai, corrispondente a due litri di vino, venne detto così, in memoria dell’Onorevole Salvatore  Barzillai, che durante le campagne elettorali, usava offrire due litri di vino ad suo ogni elettore.

Invece i sottomultipli della Fojetta sono:

Quartino o mezza Fojetta, corrispondente ad ¼ di litro di vino

Chierichetto, corrispondente ad un 1/5 di litro di vino

Sospiro o sottovoce, corrispondente ad un 1/10 di litro di vino, poco meno di un bicchiere, detto così perché piccolo e ci si vergognava di non avere abbastanza denaro per pagare almeno un bicchiere intero.

La tassazione variava  a seconda della quantità di vino, ma la caratteristica dei contenitori introdotte da Papa Sisto V, rimasero sempre le stesse. Per quanto concerne le proteste, per la tassazione, furono sempre molto blande e fugaci. D’altronde, Sisto V docet.

 

Stefano Campidelli