Una modella “alternativa” ci spiega come la bellezza può avere canoni anticonvenzionali, e come una donna può essere considerata bella anche con piercing e tatuaggi.

I canoni estetici e i modelli di bellezza ideale cambiano di epoca in epoca, mostrandoci come ogni società vive o ha vissuto in passato l’ideale di perfezione armonica femminile. Se un tempo la pelle candida e il seno piccolo rispecchiavano un modello ideale d’estetica, la società attuale, figlia della globalizzazione e delle nuove tecnologie, predilige per lo più corpi abbronzati e con forme abbondanti. Ma attualmente i media riescono a proporci anche nuovi o differenti tipi di bellezza, che ai più possono forse risultare atipici o addirittura rivoluzionari. Negli ultimi anni, ad esempio, è nato il fenomeno dell’orgoglio curvy, rappresentato da modelle “in carne” e dalle forme tutt’altro che esili, il quale nacque come una sorta di ribellione nei confronti di quella moda che tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000 proponeva una concezione di donna magra e scheletrica, che doveva indossare maglie XS e pantaloni taglia 38.          
Notevole è stata anche la riscoperta della bellezza “over 40”, portata avanti da molte attrici di Hollywood, che è riuscita a comprovare che il fascino femminile non ha età, e l’eleganza non svanisce nemmeno dopo che è stata varcata la soglia degli “-anta”.

I vari stili di moda e di musica nati nella subcultura popolare underground hanno influenzato inoltre l’ideale di bellezza delle più giovani: negli anni abbiamo avuto le punk, le goth, le Lolita, le emo e le pinup. Molti di questi trend hanno preso piede per anni in tutto il mondo, mentre altri si sono rivelati essere delle mode passeggere che hanno lasciato il tempo che hanno trovato. Ma tra le bellezze anticonvenzionali più curiose quella che desta maggior interesse è quella delle SuicideGirls. Non lasciatevi spaventare dal nome: questo movimento non ha nulla a che fare con il suicidio. Il suicidio a cui fa riferimento il termine è quello sociale delle ragazze che scelgono di non sottostare alla moralità e al perbenismo bigotto, arretrato e ancorato a una visione della donna tutta “acqua e sapone”.      
Perché le modelle aderenti a questo movimento sfoggiano nelle loro foto e nei loro nudi artistici una bellezza decisamente anticonformista, fatta di capelli colorati, talvolta raccolti in dreadlocks, tatuaggi vistosi e piercing.

Quello delle SuicideGirls è un fenomeno che è in continua espansione in tutto il mondo, e la community ufficiale conta più di 10 milioni di sostenitori e followers sparsi tra i vari social. Il loro è un movimento che punta a essere trasgressivo ma mai volgare, che si oppone a una bellezza canonica e stereotipata e tenta di spezzare alcuni tabù legati alla bellezza femminile. Ma l’idea che ciascuno di noi si può fare di queste donne solo attraverso la visione di foto e scatti può essere confusionaria e incompleta, e qualcuno può pensare che queste Suicide Girls non siano altro che sciatte finte alternative in cerca di attenzioni e popolarità. Per capire meglio la natura di questo movimento ho deciso di parlarne direttamente con una di queste modelle.

Lei è Altea, ha 19 anni ed è di Roma, anche se abita a Londra da diversi mesi. Studia media e communications all’Università ma ha da poco firmato un contratto come SuicideGirl, e tra pochi mesi uscirà il suo primo set fotografico. Ci incontriamo a Ostia e decido di fare due chiacchiere con lei per approfondire meglio la questione.

(Nel video compaiono solo alcune domande. Di seguito l’intervista integrale)

  • Altea, grazie della tua disponibilità. La prima domanda è molto a bruciapelo: mi daresti una definizione sintetica ma allo stesso tempo esaustiva di Suicide Girls?

Suicide Girls è…. (esita, sono tante le cose che vorrebbe dirmi!) un nuovo modo di vedere la bellezza fondamentalmente, perché si valorizzano bellezze che prima non venivano neanche calcolate.

  • Leggo da Google che il sito non effettua attività di scouting, ma seleziona le richieste fatte dalle modelle. Cosa ti ha spinto a diventare una Suicide Girl e quanto è stato difficile?

Io ho sempre avuto un rapporto particolare con il mio corpo. Da piccola non mi piacevo e diciamo che crescendo sono cambiata, e quindi mi sono detta “Perché no?” Poi mi è sempre piaciuto farmi fare foto, e ora vedere il mio corpo mi fa piacere, mentre prima mi faceva un po’ schifo, e quindi è andata così…

  • L’intento dei creatori del sito (e del movimento) SG era e rimane quello di permettere a delle ragazze dal look anticonvenzionale di esprimere con la massima libertà la loro nudità e moralità sessuale. Come vivi questi due aspetti nella tua quotidianità?

Nella mia quotidianità li vivo in modo… si può dire “tranquillo”? Sono cresciuta in un ambiente, quello della mia famiglia, di mia madre, mio padre e di mia nonna, dove la sessualità è vista come una cosa molto normale, spontanea, e assolutamente non come un tabù.

  • Hai trovato mai l’opposizione di amici, familiari, partner o conoscenti in questa tua scelta?

Beh, molti amici si sono allontanati quando hanno saputo che volevo diventare una Suicide Girl.  Ho perso molti “followers” (ride). Ne ho acquistati tanti ma persi altrettanti. Però le persone che mi sono più care mi supportano tantissimo. La mia migliore amica mi fa da fotografa, il mio ragazzo mi supporta e lo stesso posso dire di mia madre. Anzi, mia madre si è addirittura iscritta al sito per vedere i miei set!

Hai mai dovuto far fronte a situazioni sgradevoli (bullismo, messaggi, stalker etc…)?

Stalking o bullismo vero e proprio no. Però di messaggi spiacevoli su Instagram ne arrivano, da parte sia di uomini che di donne: si tratta per lo più di messaggi volgari. Oramai non mi fanno più effetto queste critiche, quindi le ignoro e basta.

E se in futuro dovessi avere degli “haters” come reagirai?

Se dovessi avere degli hater vorrà dire che sarò abbastanza famosa per avere anche dei fan (sorride).

  • Suhl e Mooney, i due creatori del portale Suicide Girls, dichiararono in un’intervista che crearono il sito con l’obiettivo di “mostrare belle ragazze punk nude”. Quanta arte e quanta “pornografia” c’è nella ritrattistica SG?

Pornografia… beh, non è un sito porno, anche perché lo definirei più un social network dove i fotografi si accordano con le SuicideGirls per scattare delle belle foto, fondamentalmente. Poi chiaramente si vedono donne nude o roba del genere, ma se qualcuno volesse vedere una “tetta”, non credo certo che andrebbe a pagare il sito di SuicideGirls. La community SG è formata da uomini e da donne che hanno voglia di vedere belle foto, fatte bene, di ragazze alternative belle, sensuali e dal look anticonvenzionale.

  • Suicide Girls nacque nel 2001, ovvero in un’epoca dove la bellezza era rappresentata o da modelle magre e anoressiche come Kate Moss o da attrici rifatte come Pamela Anderson. Quanto ha influito il movimento Suicide Girls nel cambiamento dei canoni estetici attuali?

Secondo me ha influito tantissimo. Se una volta, come dicevi tu, se si parlava di bellezza si pensava appunto a Kate Moss o a donne come Pamela Anderson, oggi si può pensare anche a Fishball, una SuicideGirl molto famosa, o a una donna tatuata o con cose del genere. Secondo me è un grande passo in avanti per la figura della bellezza femminile. Oggi una donna può essere bella anche se con qualche “difetto”, diciamo…

  • Fino a che punto il fenomeno Suicide Girls si rispecchia nella tua persona e nella tua quotidianità? Quando ti svegli la mattina vedi una Suicide Girl o vedi Altea?

Quando mi sveglio la mattina fondamentalmente io vedo Altea, anche se sembra una risposta banale. Ma oramai i miei tatuaggi, i capelli colorati, i piercing non li vedo più, non ci faccio più caso, così come non ci fa più caso la gente intorno a me, i miei amici e i miei cari. E secondo me SuicideGirls sta facendo proprio questo: rendere ragazze con capelli colorati, piercings e tatuaggi la normalità, senza che tutto ciò possa risultare sconvolgente.

  • Come vedi il futuro delle SG in Italia? La moralità italiana è pronta ad accettare questa corrente artistica?

Secondo me sì, anche perché adesso le ragazze della mia età hanno tutte i tatuaggi e capelli colorati, e vedo che sono molto attratte da questo mondo. Lo vedo anche su Instagram e lo noto dalle ragazze che mi seguono. Sono abbastanza sicura che le ragazze della mia generazione a 30 anni avranno tutte qualcosa di Suicide Girls!

Quindi tu pensi che l’arretratezza e la moralità di cui viene spesso accusata l’Italia non influisca nel processo d’evoluzione di questo movimento nel nostro paese?

Magari ora come ora sì, ma penso che già tra una decina o ventina d’anni sarà molto più accettato, sarà quasi la normalità a mio dire.

 

Il dibattito è molto acceso sul web: alcuni vedono nelle SG delle esponenti di una nuova arte che valorizza la donna in tutto il suo splendore, mentre altri biasimano i criteri su cui poggia questo movimento e i contenuti a volte espliciti. Ho avuto il piacere di passare un pomeriggio con una di queste modelle e nel corso dell’intervista ho avuto modo di farmi un’idea. Altea nelle sue foto si mostra sexy, provocante e ammaliante fino a mozzare il fiato: di fronte a una fotocamera Alteaaetla (è questo il suo nome da SG) si sente completamente a suo agio. Eppure mi aspettavo di incontrare una ragazza consapevole della sua bellezza e piena di sè, magari dai toni anche abbastanza altezzosi. Invece Altea è una ragazza come tante altre (vabbè, dai, facciamo con qualche tatuaggio e qualche piercing in più…) che di fronte alle mie domande sorrideva, si imbarazzava, si emozionava e arrossiva, mostrandosi fin da subito gentile e disponibile. Ascoltando le sue risposte, non ho avuto la sensazione di avere a che fare con una “ragazza molto aperta” che cerca un pretesto per mostrarsi nuda in giro, ma con una giovanissima modella che sfrutta il suo corpo per lanciare il messaggio che la bellezza può essere di tanti tipi, e non può poggiare unicamente su canoni policletei o su paradigmi immutabili. Tra tanti correnti artistiche che di artistico hanno ben poco, le SuicideGirls si fanno strada tra scatti variopinti e modelle formose e sorridenti, che riescono a incantare il pubblico più malizioso e a stupire gli amanti della fotografia e della ritrattistica.

                                                                                                                                                  Michele Porcaro