Cosa hanno in comune un poeta greco del VIII secolo a.C. e un artista di strada inglese degli anni ’80? Due identità nascoste, due personaggi così lontani nel tempo, eppure così simili. 

ROMA – Nella cultura pop underground Banksy rappresenta sicuramente una figura di rilievo: con questo nome si indica un famoso artista e writer, tra i maggiori esponenti della Street Art. Le sue opere sono diffuse in tutto il mondo, e i temi trattati nei suoi graffiti sono molto scottanti, satirici e provocatori: dalla politica alla guerra, dall’omosessualità alla ribellione, dall’inquinamento ambientale alla sperimentazione animale, fino ad arrivare ad una spietata critica alla povertà “materiale” che si contrappone al decadimento di valori di una società occidentale sempre più assurda e sempre più improntata sull’apparire, in cui contano la popolarità, il consumismo sfrenato e l’uso scellerato dei Social Network, che purtroppo,  nella maggior parte dei casi, anziché favorire le comunicazioni, ci alienano dalla realtà. A differenza dei vari tag e graffiti che inquinano e deturpano i muri delle nostre città, le opere di Banksy si presentano come veri e propri cimeli artistici: i bellissimi disegni variopinti ed eleganti si sposano armonicamente con un messaggio e una profondità di significato che non possono non invitare lo spettatore alla riflessione: dai suoi murales emerge un forte spirito anticapitalista e anticonformista. Giusto un paio di esempi per chiarire meglio il concetto: in “Panda with guns”, murales dipinto attraverso la tecnica dello stencil sul muro di un pub di Bristol, l’artista ritrae il simpatico animale asiatico in piedi su due zampe che regge  due pistole, come per simboleggiare che anche un panda (animale che, di norma, rappresenta la tranquillità e l’innocenza) può scatenarsi da un momento all’altro e avere la sua rivincita. Invece, nello stencil “Rage” Banksy ritrae un giovane manifestante rivoluzionario che, con tanto di berretto e bandana che copre la bocca e parte del viso, è in procinto di lanciare un mazzo di fiori (che sono colorati e variopinti, a differenza del corpo del ragazzo, che invece  è in bianco e nero) laddove lo spettatore si aspetterebbe che il “vandalo” reggesse tra le mani una bottiglia di vetro, una molotov o un ordigno esplosivo.

 
Essendo il graffitismo un reato in praticamente tutti i paesi del mondo, Banksy ha dovuto tutelarsi e celare la sua vera identità, e ad oggi non è ancora chiaro chi si celi dietro a questo nome d’arte. La comunità del web non ha potuto non chiedersi: chi è Banksy? Le sue opere sono sparse in tutto il mondo: sebbene la maggior parte dei suoi graffiti siano sparsi tra Bristol e il Sud Ovest dell’Inghilterra, suoi numerosi murales sono presenti in varie città europee, negli USA, in Italia (a Napoli ha ritratto una “Madonna con pistola” a pochi metri da un’edicola votiva della Vergine) e addirittura in Medio Oriente, Cisgiordania, Gaza e Palestina. Le teorie che sono emerse sono diverse: secondo alcuni, dietro alla figura di Banksy si celerebbe l’identità di Robin Gunnigham,  artista di strada di Bristol già noto alle autorità locali per diversi atti di vandalismo. Secondo altri, Banksy non sarebbe nient’altro che un semplice appassionato di graffitismo di Bristol, nato tra il 1970 e il 1975. Stando invece all’analisi del giornalista Craig Williams, Banksy sarebbe lo pseudonimo di Robert “3D” Del Naja, frontman dei Massive Attacks. Infatti, attraverso uno studio approfondito delle opere del writer e dei suoi spostamenti, Williams arrivò a questa deduzione dopo aver notato corrispondenze tra alcuni concerti della band e la comparsa di graffiti firmati da Banksy. Alcuni forum e giornali hanno invece ipotizzato che i continui riferimenti alla dimensione e alla condizione femminile (come in “Girl with baloon”, “Cop and little girl” o “The Sweeper”) suggeriscano che Banksy sia in realtà una donna. Una delle ipotesi più gettonate è invece quella che prevede che Banksy non sia il tag di un singolo autore, ma un gruppo di artisti, writer e graffitisti di tutto il mondo riuniti sotto lo stesso nome. A sostegno di questa tesi vi è la continua comparsa di nuovi graffiti nei più svariati angoli del globo, che indubbiamente non possono essere attribuiti a un unico autore. Nonostante le opere del cosiddetto Banksy siano sui muri di tutto il mondo da molti anni, l’identità di questo artista è ancora ignota e, nonostante le varie prove e confutazioni, continuano i confronti e i dibattiti, e nessuno sa ancora con certezza chi si nasconda dietro quel nome.       

 
Eppure, già in passato la storia ha conosciuto un artista la cui identità era (e ancor oggi rimane) ignota: si tratta di Omero, l’autore a cui vengono attribuiti l’Iliade e l’Odissea, due poemi epici sulla guerra di Troia, una serie di Inni agli dei, la Batracomiomachia e il Margite, due poemi parodistici. Beh, sicuramente Omero non scriveva sui muri, ma  i suoi poemi sono alla base della letteratura occidentale, e la sua figura all’interno della civiltà greca è di rilevanza fondamentale. Infatti la cosiddetta “Questione Omerica” da secoli divide i filologi e gli studiosi di tutto il mondo: chi è davvero Omero? La tradizione ci tramanda la figura di un poeta cieco, che compose prima l’Iliade, entusiasmante e avvincente poema epico in esametri sulla guerra di Troia e sull’ira di Achille, per poi dedicarsi alla stesura dell’Odissea, opera che invece si concentra sul ritorno di Odisseo\Ulisse ad Itaca. Pur essendo un poema avventuroso e incalzante,  quest’ultimo non vanta la stessa esuberanza e vivacità dell’Iliade, il che ha portato molti studiosi a chiedersi se effettivamente i due poemi potessero essere attribuiti o allo stesso poeta (indicando l’Iliade come “poema della giovinezza” e l’Odissea come opera redatta durante la vecchiaia o comunque in età più matura) o a due distinte figure. Nei secoli sono sorte nuove teorie: l’Abate d’Aubignac sostenne, in “Conjectures accadémiques ou dissertation sur l’Iliade” del 1664, che Omero non fosse mai esistito, e che i poemi non fossero nient’altro che una mera mescolanza di canti di varie epoche; Giambattista Vico invece, nello stesso secolo, teorizzò che Omero non indicava il nome di un poeta, ma uno pseudonimo con il quale si identificava la collettività  dei vari popoli della Grecia, veri autori dei poemi. Svariate furono poi le successive speculazioni e teorie di studiosi quali Wolf, Lachmann e Parry.  Ma ciò che accomuna il writer Banksy e il poeta greco Omero, oltre all’identità ignota e la dubbia attribuzione delle opere, è anche l’incerta assegnazione della patria natale: così come molte città della Grecia si contendono il vanto di aver dato i natali a Omero (Chio, Smirne, Colofone e Melesigene) allo stesso modo Bristol, Birmingham e Brighton si litigano la patria natale di Banksy (anche se, in realtà, sono più evidenti gli indizi che suggeriscono che l’artista provenga da Bristol). Nonostante l’impressionante distanza storica e il divario sociale dei due personaggi (Omero era un poeta greco vissuto tra il IX e il VII a.C., mentre abbiamo detto che Banksy è un artista inglese nato nei primi anni ’70 del secolo scorso) la questione sulle loro identità li rende sorprendentemente simili: ennesima prova che la storia, con i suoi corsi e ricorsi, tende a ripetersi ciclicamente, e il passato vive attraverso gli occhi del presente.              

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    MICHELE PORCARO