Un enorme orso rosso prigioniero nel carcere di New York, palme di metallo color rosa, palloncini rossi a forma di cuore.

Amesterdam – Un enorme orso rosso prigioniero nel carcere di New York, palme di metallo color rosa, palloncini rossi a forma di cuore. Ti accoglie così il Moco Museum di Amsterdam. Decisamente più piccolo rispetto al maestoso e storico Rijsmuseum o al moderno Van Gogh Museum, il Moco nasce nel 2016 nella storica Villa Alsberg e rappresenta per la città di Amsterdam una vera e propria “chicca”, un angolo di arte radicale e anticonformista del nuovo scenario artistico mondiale. A fare da padrone, infatti, sono artisti come Bansky, Andy Warhol, Jeff Koons, Keith Haring, Kaws e jr, Daniel Arsham.

Molto spazio è lasciato soprattutto a Bansky, artista e writer inglese considerato uno dei maggiori esponenti della street art. Irriverente e anticonformista Bansky in forma satirica racconta di politica, di cultura e di etica religiosa. “If Graffiti changed anything it would be illegal” ossia “se i graffiti non avessero cambiato nulla sarebbero illegali”, in realtà lui inizia proprio illegalmente attaccando incappucciato le sue opere all’interno dei musei più famosi di Londra per poi proseguire con gli altri in Europa.

Tra i suoi soggetti più conosciuti sono i topi o rats, maltrattati da tutti, ma in grado di mettere in ginocchio una città, ma anche le scimmie che vengono spesso personificate come simbolo contro il capitalismo e la globalizzazione. Numerosi sono gli stencil a loro dedicate nel Moco, ma tra questi emerge quella con su scritto “Laught now but one day well’be change” cioè “Ora ridete, ma un giorno saremo in carica”. Tra i sui soggetti ci sono anche i anche poliziotti che al posto dei visi hanno smiles o piuttosto che alla violenza preferiscono baciarsi come uno dei più celebri stencil “Kissing Coppers”.

Bansky rappresenta anche speranza e voglia di guardare al futuro e a rappresentarla è l’opera più celebre “Girl with Baloon” rappresentata la prima volta sul Waterloo Bridge nel 2004. Accanto allo stencil Bansky scrive “There is always hope”, c’è sempre una speranza. Esso rappresenta l’amore, l’innocenza rappresentata in una bambina a cui “sfugge” il proprio palloncino rosso.

Speranza, quindi, ma anche protesta, una protesta che esce fuori dagli schemi convenzionali di una corrente artistica tradizionale, un modo di esprimersi che è rappresentato in un non-luogo postmoderno e che non ha confini stabiliti. L’obiettivo in qualche modo di Bansky è, quindi, la comunicazione, la comunicazione pura, raccontare attraverso un’immagine, ma anche di spronare a reagire nonostante tutto, in una sua famosa citazione afferma, infatti, “Winners are not those who never fail, but those who never quit”.

                                                                                                                  Claudia Longobardi

                                                                                                                  Emanuele Cheloni