Il reato rientra tra quelli che saranno abrogati con il nuovo decreto di depenalizzazione. Sarà anche retroattivo. Restano, invece, le sanzioni penali per gli schiamazzi e i rumori molesti. È l’Italia, bellezza

Roma- Con la definitiva approvazione del decreto depenalizzazione cambia la geografia delle sanzioni di numerose fattispecie criminose. Il decreto prevede la modifica e la revisione tanto di disposizioni facenti parte del codice penale, quanto di norme contenute in leggi speciali. In particolare, è prevista:

1) la depenalizzazione per tutti gli illeciti sanzionati attraverso multa o ammenda, fatta eccezione per le fattispecie concernenti la salute e la sicurezza sul lavoro, l’ambiente ed il territorio, la sicurezza pubblica, il gioco d’azzardo, le armi, le elezioni ed il finanziamento ai partiti;

2) l’abrogazione di reati e l’introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili.

Vengono depenalizzati, tra gli altri, i reati di ingiuria, danneggiamento, atti osceni, falso in scrittura privata, omesso versamento INPS fino a 10.000 euro, la guida senza patente, il noleggio di opere protette, l’interruzione di gravidanza.

Restano le sanzioni penali per l’immigrazione clandestina, la mancata segnalazione antiriciclaggio e gli schiamazzi e rumori molesti. Depenalizzata anche la violazione delle prescrizioni per la coltivazione di cannabis per fini terapeutici o di ricerca, l’appropriazione di cose smarrite ed il furto del bene da parte del comproprietario.

Il decreto entra in vigore anche per le violazioni commesse anteriormente all’entrata in vigore del decreto, mentre restano ferme le condanne passate in giudicato e, quindi, divenute definitive.

La scopo del provvedimento è quella di deflazionare il sistema penale ed incrementare l’efficacia delle pene.

D’ora in poi tali violazioni saranno punite con:

1) sanzione da 5 mila a 15 mila euro per le contravvenzioni che erano punite con l’arresto fino a sei mesi;

2) sanzione da 5 mila a 30 mila euro per le contravvenzioni punite con l’arresto fino a un anno;

3) sanzione da 10 mila a 50 mila euro per i delitti e le contravvenzioni puniti con un pena detentiva superiore a un anno.

 

Le sanzioni sono molto più alte rispetto al passato e, come succedeva nel processo penale, il colpevole avrà sempre la possibilità di presentare una opposizione contro la sentenza di primo grado.

La depenalizzazione, a differenza di quanto si possa credere, rischia di non portare grandi vantaggi alla giustizia. Migliaia di processi passeranno dai giudici penali a quelli civili (come se quest’ultimi hanno un carico di lavoro inferiore. Il 2016 è appena arrivato e già ci sono i primi rinvii al 2017), le vittime dei reati dovranno sostenere ingenti spese legali e per loro sarà più difficile ottenere giustizia. Gli unici vantaggi di questa riforma potrebbero essere per i colpevoli (la vittima non potrà più, come nel processo penale, contare soltanto sulla propria testimonianza, ma dovrà necessariamente portare al giudice altre prove, come documenti o dichiarazioni di altre persone presenti. Per un reato come l’ingiuria, può diventare problematico) e per le casse dello Stato, che incasserà la sanzione civile emanata dal giudice in caso di condanna e se la persona offesa ha avviato il processo civile (con costi non certamente contenuti).  Invece di depenalizzare non era forse meglio rendere più snello il procedimento, aiutando realmente la macchina della Giustizia a funzionare così come scritto nel Codice di Procedura Penale?

Avv.to Roberto Loizzo