Editoriali

ARTI MARZIALI E DIALOGO

Come è noto, le forme di dialogo nel mondo sono molteplici. Si perché con dialogo si può fare riferimento non solo ad un confronto verbale che avviene tra due o più persone ma anche a dinamiche di reciproco conoscimento come quelle che si potrebbero ottenere dall’incontro di due culture. In tal senso, i mezzi (o strumenti) che possono portare al “dialogo” sono effettivamente molto numerosi. Si pensi anche solo al commercio tra due Paesi o al fenomeno delle migrazioni: indiscutibilmente due importanti momenti nei quali certamente avviene quello che metaforicamente potremmo definire come forme di dialogo tra culture.

Relativamente a ciò è forse utile portare attenzione alle arti marziali e al loro processo di evoluzione nel tempo. Anche se di primo acchito potrebbe risultare difficile cogliere l’importanza delle arti marziali come forma di dialogo, con un pizzico di intuito e un po’ di studio apparirà lampante il ruolo che queste hanno nel permettere il reciproco conoscimento tra alcune culture e, così, il dialogo tra popoli. Si prenda ad esempio il famoso artista marziale nonché attore cinematografico Bruce Lee. Questo grande mostro sacro dell’arte marziale fu in grado di avvicinare il Kung Fu cinese alla Boxe occidentale, prendendo anche spunto da alcuni movimenti della scherma, senza dimenticare il suo grande interesse per la filosofia (occidentale e non). Si pensi poi all’MMA, Mist Martial Art, questa nuova disciplina marziale che, nata in Brasile, è finita per diventare un “luogo” di incontro tra le molteplici interpretazioni che diversi popoli del mondo hanno dato all’arte marziale.

Un aspetto interessante del dialogo all’interno del mondo di queste arti sta anche nel fatto che, molto spesso, il confronto non avviene solo a livello di tecniche o “mosse” (termine quest’ultimo in realtà poco apprezzato dagli addetti ai lavori) ma anche a livello dottrinale e filosofico. Che si parli di un certo stile o di un altro, difatti, l’arte marziale (quando è disciplina e non solo competizione agonistica), è molto spesso accompagnata da un bagaglio di studi che, a livello di letteratura, sono mirati a proporre particolari interpretazioni dell’arte marziale in sé, del rapporto mente/corpo/spirito e, non di rado, della vita stessa. Insomma vere e proprie finestre su culture che, nella lotta, trovano il momento per avvicinarsi e conoscersi. Dal duro Karate al morbido Wing Chun, dal sinuoso Taichi alla dinamica MMA, dalla potenza del Judo all’uso delle armi come nel Kali (e via dicendo comprendendo tutte le centinaia di superbe espressioni marziali che l’essere umano ha saputo elaborare), l’arte marziale diviene un momento in cui si può osservare l’uomo nella sua poliedricità: la molteplicità delle interpretazioni che ad un solo mezzo (il corpo) si possono dare può, quindi, offrire un momento per osservare nella sua magnificenza la multidimensionalità dell’essere umano, la sua grandezza all’interno della sua diversità. In fin dei conti, una lezione di dialogo per tutti.

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Federico Molfese

Laureato in Relazioni internazionali presso l’Università di Roma La Sapienza, ha approfondito i suoi studi seguendo un master in Mediazione interculturale e interreligiosa presso l’Accademia di Scienze Umane e Sociali di Roma. Appassionato di geopolitica e attento a temi quali diritti umani, dialogo nelle sue più svariate forme, fondamentalismi e metodi per la risoluzione dei conflitti, ha svolto diverse conferenze presso alcuni istituti scolastici di Roma. Attraverso un periodo di stage presso l’Onlus “InMigrazione”, nel campo dell’accoglienza dei migranti in territorio nazionale, ha potuto ulteriormente approfondire la sua conoscenza riguardo il rapporto che intercorre tra lo Stato italiano, l’Unione Europea ed il fenomeno migratorio. Per diletto si interessa allo studio delle religioni e della simbologia sacra, nonché all’insegnamento di diverse discipline marziali. Ama storie fantasy di autori come Tolkien, Michaele Ende, Jule Verne e Stevenson e nutre una grande passione per la scrittura.

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