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Arte e Internet in pandemia: la Galleria Barattolo

Noto anche come V-Klabe, Vincenzo Bordoni è il direttore artistico. In un’intervista ci ha raccontato come la sua realtà culturale ha reagito alle misure restrittive della quarantena

Roma – «Sempre a un passo al di là dell’avanguardia» la Galleria Barattolo «è la dimensione iper-attuale» dove è impossibile avere «nostalgia del futuro». Nasce dalla collaborazione tra il suo direttore Vincenzo Bordoni e Francesca Di Fiore, di cui entrambi sono curatori artistici. La sua natura strettamente connessa al mondo virtuale gli ha permesso di reagire in maniera positiva alle misure di distanziamento sociale messe in atto dal Governo per gestire l’emergenza epidemica dovuta alla repentina diffusione del Coronavirus. Vincenzo Bordoni ha raccontato a Kim International Magazine la sua storia.

 Quando è stato annunciato il lockdown, la Galleria Barattolo aveva all’attivo un’esposizione?

Sì, era in corso un’esposizione come in ogni momento dell’anno. Abbiamo quattro grandi esposizioni annuali a cadenza stagionale. Quando sono stati annunciati i provvedimenti di distanziamento sociale, era in corso il Salon d’Hiver. Ci è dispiaciuto molto interromperlo. Il protrarsi delle misure ha reso impossibile anche il salone primaverile e non sappiamo se riusciremo ad organizzare una nuova esposizione per l’estate.

Le misure di contenimento hanno avuto un impatto molto forte sull’economia, il settore della cultura sta affrontando infatti una grande crisi, particolarmente evidente per le piccole realtà come la vostra. In che modo avete reagito alla chiusura?

La Galleria Barattolo è l’esito di un progetto partito un paio di anni fa, ma in realtà ha preso l’attuale conformazione a settembre, quando ci siamo spostati nella sede definitiva e abbiamo ristrutturato l’organico. È stato veramente un brutto colpo vedere interrompere il nostro lavoro proprio ora che aveva preso avvio. So che questo è un momento difficile per molte attività legate alla cultura, tuttavia noi abbiamo reagito molto bene, poiché la nostra realtà fisica è un complemento di quella web, non il contrario. Nasciamo online perché fondamentalmente vogliamo arrivare a molti, se poi chi ci ascolta ha voglia di venirci a trovare ben venga, ma questo richiede uno spostamento che a volte potrebbe essere oneroso e dispendioso. Per noi l’importante è comunicare, riuscire ad arrivare e condividere la nostra filosofia che è un aspetto più divulgativo legato all’arte. Da circa un mese e mezzo sul sito della Galleria sono disponibili anche i miei video sulla storia dell’arte, a cui lavoro da molti anni e che ora voglio intendere come parte essenziale del progetto. So che per molti è invece più dura, anche solo dal punto di vista logistico e per le spese di mantenimento delle strutture è davvero tutto quasi impossibile con le limitazioni di spostamento.

Gallerie e musei di tutto il mondo hanno puntato sul web, garantendo virtualmente la possibilità di visita. Avete attivato progetti del genere?

Sarebbe davvero molto bello riuscire a creare una galleria virtuale che possa permettere a tutti di raggiungerci, anche chi è lontano. Ci abbiamo pensato, ma si tratta di un progetto che richiede fondi ingenti e molto lavoro. Per una piccola realtà come la nostra richiederebbe davvero troppo tempo per la realizzazione. Indubbiamente questa complessa esperienza ci ha dato un’idea positiva.

Credi che il mondo dell’arte si sia reso conto troppo tardi delle potenzialità della rete?

Ognuno ha i propri tempi per svegliarsi. C’è stata sempre, come su tutte le nuove tecnologie, una certa diffidenza nei confronti di Internet, o meglio, molti erano malfidati, vedevano il nuovo in maniera “poco seria”, come fosse adatto solo ai bambini. Ma i bambini crescono e un giorno saranno il tuo nuovo pubblico di adulti. Ormai da anni parlo di arte online, ho iniziato su youtube con il format “V-Klabe On Art”. Da qualche tempo aumentano gli infuencer che parlano di arte online eppure molti continuano ancora a cadere nello stesso errore: sono giovani, ma parlano da vecchi. Non bisogna solo conoscere Internet per fare divulgazione culturale, ma bisogna anche studiare il suo modo comunicativo. Solo così si potrà arrivare a colpire un pubblico più vasto.

La Galleria Barattolo si è impegnata anche in una particolare raccolta fondi per l’emergenza Covid-19.

Appena ci siamo resi conto che la situazione era più seria, è partito un progetto con il collettivo artistico Dusty Eye, che ha delle opere proprio nella Galleria Barattolo. Sono stati offerti quattro “Reperti dal futuro” in cambio di una donazione a supporto di una struttura ospedaliera pubblica in difficoltà o della ricerca. Un secondo progetto di questo tipo è attualmente in fase di lavorazione. Tra due settimane circa dovrebbero essere resi noti i dettagli. Reputo la vendita di opere singole piuttosto complessa, per questo abbiamo deciso di attivare un crowdfounding. I soldi raccolti saranno destinati anche questa volta a un ente pubblico. Un’opera sarà donata alla Galleria da un artista, verrà esposta insieme a un elenco dei nomi di coloro che hanno contribuito al progetto.

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Serena Mauriello

Dopo aver insegnato lettere nelle scuole superiori, Serena Mauriello è attualmente dottoranda in Italianistica presso l'Università la Sapienza di Roma. Suoi contributi sono stati pubblicati su importanti riviste specialistiche come Rivista di Studi Italiani o Bollettino di Studi di Italianistica. Ha partecipato attivamente a convegni e seminari sul Medioevo italiano. Nel ambito del giornalismo, scrive principalmente di cultura e società.

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