Benedetto l’Onnipotente, sia Benedetto. Benedetto Colui che ha dato la Torah al suo popolo Israele, sia Benedetto. La Torah parla di quattro figli, uno saggio (chacham), uno malvagio (rashà), uno semplice (tam) ed uno che non sa fare domande (cheenò iodea lishol).

(dal seder di Pesach)

 

Roma- Esistono ancora analfabeti? Tanti. Anche in Italia. Esistono ancora ignoranti? Molti. Per i nostri nonni l’analfabetismo era una condizione, ma una condizione di stato, un diritto mancato per una mancata proposta scolastica o un’insufficiente acquisizione. Molti dei nostri nonni erano analfabeti senza scuola. Ma non ignoranti. Perché la strada (o la bottega) era vissuta come scuola attiva dove ognuno insegnava agli altri ciò che sapeva fare, e apprendeva dagli altri ciò che si doveva sapere. Per strada questo tipo di analfabeta apprende la codificazione analfabeta della realtà e della vita. Perché “scuola e strada erano i simboli di due esistenze e di due esperienze di apprendimento nettamente e definitivamente contrapposti”. Perché l’analfabeta, allo stesso modo dell’istruito, possiede un suo codice. Il professionista invece non può essere giustificato: lui può essere solo ignorante. Se è ignorante. E se consideriamo che anche lo studente è un professionista (con una pratica continua e quotidiana, come lo esprime il suo participio presente), anche allo studente non gli resta che il titolo di ignorante. Se è ignorante. E se consideriamo che anche il docente è un professionista, anche un docente può essere ignorante. Chi non ne ha incontrato qualcuno nella sua lunga carriera scolastica al passivo (quando era studente) e all’attivo (quando qualche studente è stato nominato docente)? Quando si è ignoranti? Non lo si è mai di fatto. Almeno non lo si riconosce mai come uno status di se stessi. Si è ignoranti quando non ci accorgiamo di essere. Per ciò l’ignoranza è un vizio: perché non ha un’assunzione di responsabilità. Paradossalmente l’ignorante non è responsabile della propria ignoranza. Lui ignora la sua condizione. Finché non si confronta e non si lascia “misurare”.Soprattutto ignora la misura di proporzionalità tra il suo qualificarsi e il suo essere verificato e il sapersi verificare. Perché ignorante è colui che professa ciò che non sa fare, che non produce, che non sa professare: chi insegna e non sa insegnare (perché gli altri non imparano), chi fa il medico e non sa far stare bene in salute. Perché l’ignoranza si misura dall’efficacia della professione che dichiari. Se molti studenti non sanno pensare il mondo matematicamente, religiosamente…molto probabilmente i loro docenti non sanno insegnare. L’ignoranza non è una presunzione. Paradossalmente richiederebbe una consapevolezza. L’ignoranza è ignoranza.

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