Nel settembre del 2017 Felipe Larraín (attuale ministro delle finanze del governo di Sebastián Piñera) in un’intervista al quotidiano argentino La Nacion, descrivendo come auspicabile l’ingresso dell’Argentina nell’Alianza del Pacifico (iniziativa di integrazione regionale che comprende Perù, Colombia, Messico e Cile), non mancava di definire come quantomeno improbabile un’eventuale fusione tra quelle due differenti realtà rappresentate dal Mercado Común del Sur – Mercosur (mercato comune tra Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e, l’attualmente sospeso, Venezuela) e dall’Alianza del Pacifico. Opinione più che fondata se si considerano le grandi differenze che, comunque esistono tra questi due blocchi; ciononostante, nell’arco dell’anno, la possibilità della nascita di un accordo che permetta a questi due “blocchi” di avvicinarsi sembra essersi fatto sempre più concreta.

Convergenza di intenti

Il Mercosur e l’Alianza del Pacifico possono svolgere il ruolo che Germania e Francia hanno avuto nella costruzione dell’UE: questo il paragone fatto dal messicano Alejandro de la Peña, segretario generale dell’Asociación Latinoamericana de Integración (ALADI), in occasione di un evento celebrato a Brasilia negli ultimi giorni. Nello stesso evento, anche l’argentino Mario Cimoli, vice segretario esecutivo della Comisión Económica para América Latina y el Caribe (Cepal), ha avuto modo di manifestare il suo appoggio all’idea di aumentare l’impegno perché i due blocchi si muovano a favore di un processo di integrazione. Come se già questo non rappresentasse un importante segnale da tenere in considerazione, alle voci dell’ALADI e del Cepal si è aggiunta quella del il Ministro degli affari esteri brasiliano, Aloysio Nunes, che, pur non presente fisicamente all’incontro, ha comunque avuto modo di sottolineare l’importanza del dialogo tra Mercosur e AdP. Risulta quantomeno interessante il fatto che Nunes abbia voluto legare la sua manifestazione di appoggio ad una futura integrazione, alla necessità di rendere l’America Latina capace di rispondere alle tendenze protezioniste che si stanno registrando in varie parti del mondo.

Anche il BID a favore dell’integrazione

Di assoluto interesse è certamente il rapporto del BID (Banco Interamericano de Desarrollo, organizzazione finanziaria internazionale con sede a Washington) “Conectando los puntos: una hoja de ruta para una mejor integración de América. Latina y el Caribe”. In questo studio, l’idea di favorire un processo che possa portare alla creazione di un’area di libero commercio pan-regionale che possa far fronte alla balcanizzazione dell’attuale sistema regionale di commercio (caratterizzato infatti da tanti piccoli accordi), viene vista come un’importante soluzione per far fronte alle sfide del XXI secolo.  

Riprendendo letteralmente le indicazioni del BID, un eventuale TLC-ALC (Trattato di libero commercio tra i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi) farebbe registrare un immediato aumento del 9% nel commercio interregionale di beni intermedi utilizzati nelle esportazioni dell’ALC. Cosa che andrebbe a favore delle zone meno sviluppate della regione. L’eliminazione delle tariffe porterebbe, poi, ad un aumento del 3,5% del commercio intra-regionale (circa 11.300 milioni di dollari addizionali rispetto ai flussi del 2017) con significative variazioni tra sub-regioni e settori (si parla di una variazione che va dall’1% nel settore minerario dei paesi andini all’8% nel settore manifatturiero messicano e al 21% nel settore agricolo del Centro America).

Realtà e timing

Appare chiaro come l’eventualità che nasca un accordo sia più che fondata, ciononostante, il rapporto del BID non manca di sottolineare la necessità di muovere verso questa realizzazione nel minor tempo possibile. In tal senso, viene fatto riferimento all’impatto negativo che l’eventuale aumento di “attriti nel commercio mondiale” avrebbe sulle esportazioni dell’America Latina; impatto che verrebbe attenuato del 40% nel caso in cui si potesse contare sulla forza di un’area di libero commercio. Riguardo ciò, appare comunque singolare, considerata la portata della questione, l’invito del BID a portare avanti tale processo in maniera rapida ed “aggressiva” a causa dell’elevata possibilità che tali attriti possano aumentare. Un’eccessiva lentezza e cautela, pare, potrebbero rendere tale processo addirittura irrilevante.

 

Federico Molfese