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Amelia Earhart

Storia di un'aviatrice

Nel giorno in cui ricorre la sua nascita, la ricordiamo soprattutto per il suo ultimo tragico volo durante il quale scomparve per sempre trasformando la sua vita in un mistero. Prima del Luglio 1937, però, compì molte altre imprese straordinarie.

Nata in un paesino del Kansas nel 1897 a casa dei nonni dove la madre trascorre la gravidanza dopo un aborto. Il padre è praticante legale a Kansas City ma a seguito di un lavoro nelle ferrovie la famiglia comincerà a trasferirsi di continuo.

Sin da piccola ama i libri, l’avventura, pratica sport, corre in bicicletta e detesta gli abiti femminili perché le impediscono di muoversi in piena libertà.

Durante una visita in Canada scopre gli orrori devastanti della Prima Guerra Mondiale e nel 1918 molla la scuola per frequentare un corso da infermiera per poter fare la sua parte. Presta servizio a Toronto, alla fine del conflitto torna negli Stati Uniti ed entra alla Columbia University di New York nonostante i genitori insistessero per farla tornare a vivere in California.

La passione per il volo nesce nel 1920, il padre la porta a un raduno aeronautico, al prezzo di un dollaro sale su un biplano per un volo turistico su Los Angeles e scocca la scintilla: “mi sa che ho voglia di imparare a volare, annunciai come per caso quella sera in famiglia, ben sapendo che se non l’avessi fatto sarei morta.”

Per pagarsi le lezioni di volo si cimenta in mille lavoretti e un anno dopo, con l’aiuto economico della madre, compra il suo primo biplano giallo che chiama Canary e stabilisce il record femminile di altitudine. Nel 1923 consegue il brevetto da pilota e sarà la sedicesima donna al mondo a ottenerlo.

A metà degli Anni 20 si trasferisce in Massachussets e lavora in un centro per immigrati continuando a coltivare la passione per l’aviazione.

Nel 1928 poi arriva la svolta grazie ad una telefonata. Amelia sta lavorando e non ha tempo per rispondere, chi ha alzato la cornetta però le dice che è importante all’altro capo c’è il capitano Hilton H. Railey che le propone di partecipare a una trasvolata atlantica e diventare così la prima donna ad attraversare l’Oceano in volo.

Il 17 giugno 1928, dopo false partenze dovute a condizioni meteo avverse, il Friendship decolla. A bordo ci sono anche il pilota Wilmer Stultz e il meccanico Louis Gordon. Il bagaglio di Amelia consiste in due sciarpe, un pettine e uno spazzolino da denti. Atterrano in Galles 21 ore dopo e benché lei non abbia mai preso i comandi è acclamata come un’eroina. L’impresa è sponsorizzata dall’ereditiera Amy Phillips che definisce Amelia “il tipo giusto di ragazza”. A proporgliela è stato George Palmer Putnam, editore e suo futuro marito che pubblicherà il resoconto dell’avventura 20 Hours – 40 Minutes, subito un bestseller. Sarà lui a pubblicare anche altri due libri di Amelia, l’autobiografia Felice di volare e Last flight.

Al ritorno parte per un tour di conferenze negli Stati Uniti ma precisa sempre di essere stata “una passeggera, semplicemente una passeggera… Wilmer pilotò per quasi tutto il tempo. Io ero solo un bagaglio, venni trasportata come un sacco di patate.”

Tre anni dopo stabilisce un record mondiale raggiungendo l’altitudine di 18.415 piedi su un autogiro e lo stesso anno sposa George pur conservando il cognome da nubile e la sua indipendenza. Del suo matrimonio parla come di una partnership “con doppi comandi”.

Maria Perillo

Maria Perillo è nata a Napoli il 07.12.1983. Graduato dell’Esercito Italiano, blogger, scrittrice e Life Coach. Appassionata di tecniche della comunicazione, attualmente studia presso una scuola di leadership e tecniche di comunicazione

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