Una vittoria schiacciante al ballottaggio per il giovane volta nuovo della politica transalpina, ha consegnato ad Emmanuel Macron le chiavi dell’Eliseo. A Marie Le Pen e al suo Fronte Nazionale non resta che piangere

Parigi – Alla fine ce l’ha fatta: Emmanuel Macron è l’ottavo Presidente della V Repubblica francese. Un risultato schiacciante (66% vs 34%) anche se, in fondo in fondo, non così troppo scontato. La rivale Marie Le Pen, leader del Front Nacional, nonostante il miglior risultato mai ottenuto dal Partito di estrema destra ha dovuto cedere alla marcia liberista e antisistema del giovane banchiere. Da domani, quindi, ci sono tutte le premesse perché si apra una nuova era per la Francia. Un percorso che, stando alle prime dichiarazioni, dovrebbe portare Parigi sempre più vicina Bruxelles.

L’uomo nuovo della politica francese ha sconfitto il populismo. L’ha fatto con toni pacati e una dialettica molto tecnica, soprattutto in campo economico, senza attaccare la pancia dei francesi. L’esito di questa scelta politica ha avuto i suoi effetti ed ha dimostrato, una volta per tutte, che ciò che conta sono le idee e le buone intenzioni. Ora, Macron dovrà ottenere una maggioranza di 289 seggi in Parlamento quelli, cioè, che gli permetterebbero di governare il paese.

Figlio di un medico di provincia, Macron si è laureato in filosofia e diplomato in conservatorio. I suoi detrattori, però, temono le sue idee economiche. Troppo liberale per alcuni, addirittura iper liberiste per altri. Sensibile, tuttavia, alle questioni collegate ai diritti civili e delle minoranze. La sua storia politica è recente e solo in parte ricollegabile ai soliti vecchi meccanismi partici. Pur non avendo fatto la c.d. gavetta, infatti, ha sempre potuto contare sul sostegno di gran parte dell’establishment.

La sua ricetta, per far uscire il paese da questo lieve momento di stallo, è molto semplice: flessibilità del mercato del lavoro, soglie minime e massime per i Tfr, riduzione degli oneri sociali, aumento delle spesa pubblica e tagli alle tasse.

 

Mattia Bagnato