Storie dall'Italia

Allarme pandemia, aumenta il numero dei suicidi

Nel periodo che va da marzo a settembre, in Italia ne sono stati registrati 71. Un aspetto della crisi che non può essere sottovalutato

Roma – È alto il numero dei suicidi in Italia, l’Istituto per la Ricerca in Psichiatria e Neuroscienze riporta che, ogni anno in Italia, si tolgono la vita circa 4mila persone. Prendendo questi dati e calandoli nel quotidiano, possiamo ben capire che è come dire che negli ultimi due anni siano spariti tutti gli abitanti di Castel Gandolfo, o negli ultimi cinque anni si sia completamente spopolata la cittadina di Ariccia, nei Castelli Romani. Un dato che ci dice che cittadine intere, con le loro memorie, i loro ricordi, le attività, la capacità di generare vita, smettano, a un certo punto, di esistere. Un vero e proprio spopolamento di territori. Interi territori che, anno dopo anno, inesorabilmente scompaiono.

A questo preoccupante quadro si aggiungono i mesi della pandemia ancora in corso, e AGI riporta che in Italia si sono registrati ben 71 suicidi nel periodo di marzo-settembre, almeno 10 al mese, connessi al coronavirus. Ogni storia è a sé, ed ogni storia è diversa ed egualmente importante. Tanti sono i fattori: da quello economico, al fattore sociale, alle precarie situazioni di vita e, nonché, alla mancata assistenza sociosanitaria, interrotta e venuta meno a causa della pandemia.

Sicuramente nel fenomeno del suicidio sono presenti realtà contrastanti ed eterogenee, ma rimane il fatto abnorme: un essere umano che va contro se stesso, contro il suo innato istinto di conservazione, scegliendo qualcosa che non è mai in sé gratificante, né arricchente. Non si desidera morire come scelta positiva, per il gusto di morire, ma perché la morte appare preferibile ad una vita divenuta insopportabile. È nel deserto alienante del non-senso che l’individuo progetta la fuga da una esistenza non-significante, convincendosi di essere un frammento privo di senso nella storia del cosmo. Queste sono le condizioni antropologiche che stanno alla base di qualsivoglia suicidio. Un problema di senso. Dal punto di vista logico, il suicidio è irrazionale perché contraddice la naturale inclinazione all’autoconservazione, l’inclinazione alla conservazione dell’essere, del bene primario della vita.

Quindi, chi cerca il suicidio è una persona che, al confronto con difficoltà esterne ed interne che appaiono superiori alle proprie capacità di gestirle, si trova in una situazione in cui il desiderio di continuare a vivere si scontra con l’impossibilità di continuare a vivere nelle condizioni date. Ed è proprio qui che la prevenzione, per essere efficace, deve aver luogo. Importante è il ruolo dell’informazione e dei mass-media, perché hanno la capacità di raggiungere tutti. Senza teatralizzare gli eventi, senza neanche, però, tacerli, possono configurarsi come il luogo dove intavolare un dibattito, dare informazioni vitali, sul come interpellare gli specialisti e la rete di prevenzione ad essi connessi, nonché indicare quali via percorrere a chi si trovi in difficoltà. Perché l’arma della prevenzione sia efficace, è importante che si attivi con il supporto di tutta la comunità, in cui ciascuno deve fare la sua parte. Il non parlare è, di fatto, lasciare sole e abbandonate a sé stesse le persone che dimostrano chiari segnali di difficoltà: un prezzo che la società della vita non può permettersi di pagare. Perché la vita è un cammino da fare non da soli.

Ad oggi in Italia ed in Europa la pandemia non si è arrestata, l’indice dei contagi aumenta, nelle ultime due settimane è cresciuto da 0,54 a 0,85 e se l’Rt dovesse essere maggiore di 1, si configurerebbero nuove chiusure, e questo inevitabilmente porterà nuova povertà, disoccupazioni e solitudine: voltiamoci ogni giorno per guardare chi è rimasto indietro.

Un numero nazionale di prevenzione utile è lo 02 2327 2327, molte regioni hanno già attivato un numero verde dedicato.

Emanuele Cheloni

È laureato in Scienze Religiose, Summa cum Laude probatus e menzione accademica, presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, con una tesi su "L' umanesimo di Gesù: universalità ed universalismo". È giornalista iscritto all'Ordine Nazionale ed è impegnato a Roma con la Società San Vincenzo de' Paoli, nell'ascolto e aiuto delle difficoltà e povertà urbane. È professore di Religione.

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