Mattarella ha difeso la funzione del giornalismo: «come completamento della vita democratica, un presidio di critica e libertà». Crimi, delegato all’Informazione e all’Editoria attacca: «contributi a editori non sono pluralismo, non siamo fascisti»

 

ROMA – Oggi, martedì 4 dicembre, alla Camera dei deputati, politica e giornalisti hanno celebrato il centenario dell’associazione stampa parlamentare. Nella storica Sala della Lupa, dove nel 1924 i deputati aventiniani protestarono contro la violenza di Mussolini, e dove nel 1946 vennero proclamati i risultati del referendum che diede vita alla Repubblica.
Sono infatti passati 100 anni dalla fine del 1918, quando i giornalisti parlamentari vararono il primo statuto che li riconosceva in forma associativa. «Un passaggio chiave per affermare l’autonomia dei cronisti, innanzitutto nel gestire gli accessi della stampa alle sedi e alle fonti informative del Parlamento e del Governo. Nel 1918 si tracciò una strada di libertà, per l’informazione politica, sbarrata dal regime fascista e poi invece ravvivata e rafforzata dalla Costituzione repubblicana. Quest’anno, in uno scenario segnato dalla rivoluzione digitale e da nuove e multiformi tensioni tra stampa e politica, l’Associazione stampa parlamentare ha deciso di celebrare l’anniversario con una giornata di riflessione e confronto sul passato, presente e futuro del giornalismo politico-parlamentare», spiegano all’associazione.
Hanno partecipato Angela Bianchi, vicepresidente dell’Asp, Giorgio Frasca Polara, presidente del Collegio di garanzia e promozione culturale dell’Asp, gli storici Simona Colarizi, Valerio Castronovo e Lucio Villari, affrontando “Una riflessione storica sul giornalismo politico-parlamentare e sull’evoluzione dei rapporti con le istituzioni e le forze politiche”. A seguire la tavola rotonda sul tema “Il giornalismo politico-parlamentare ai tempi dei social. La sfida dell’informazione nello scenario attuale”. Con Lucia Annunziata; Luigi Contu, direttore dell’Ansa; Enrico Mentana; Maurizio Molinari, direttore del quotidiano La Stampa; Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg2 Rai e Marco Di Fonzo, presidente dell’Asp.

Cento anni dopo il giornalismo deve ricordare e celebrare le sue tappe di evoluzione democratica più che mai, difendendo questi spazi, perché si registrano oggi nuove minacce alla funzione dell’informazione: i termini pennivendoli e puttane per definire i giornalisti, usati da importanti figure politiche, e di governo (Di Battista e di Maio in primis), non sono accettabili in un paese civile. La stampa rischia di essere un male, di cui fare a meno. Sempre più spesso i giornalisti devono battersi per raccogliere le dichiarazioni del governo, per non essere nulli portamicrofono. Le domande, nell’esercizio di controllo dell’attività amministrativa, non sono minacce né optional, ma d’obbligo per i cittadini rappresentati. L’articolo 21 della costituzione sulla libertà di manifestazione del pensiero non esisterebbe nemmeno senza giornalisti liberi, ma responsabili, interessati alla partecipazione dell’opinione pubblica e non ai retroscena e alle mere indiscrezioni dei palazzi.
Il giornalismo parlamentare nacque alla fine della Grande Guerra, in un momento di estrema crisi, di continua disinformazione, perché non si voleva raccontare la tragedia che si stava vivendo. Poi venne scelta la libertà di stampa, che esiste sempre quando esista un voto libero. Oggi dobbiamo ricordarci di questa storia civile e politica italiana, anche aiutando le testate minori e i giovani giornalisti, e continuare a scegliere un’informazione libera e consapevole per il bene di una cittadinanza democratica.

Gli interventi
Dopo i recenti attacchi ai giornalisti da parte del M5s, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è tornato ancora una volta a difendere la libertà di stampa, inviando il suo augurio di buon lavoro ai giornalisti: «In questo secolo di vita i giornalisti hanno accompagnato le vicende alterne del Parlamento italiano, contribuendo a scriverne di fatto la storia, attraverso la cronaca quotidiana degli avvenimenti. La stampa parlamentare ha costituito un importante e necessario completamento della vita democratica, non soltanto nella preziosa opera di pubblicizzazione dei lavori delle Camere ma anche costituendo un presidio di libertà, di critica e di controllo, in perfetta linea con lo spirito e i valori della nostra Costituzione. Che non si limita stabilire principi e valori, ma chiede allo Stato di farsi parte attiva per il loro raggiungimento; questo vale anche per la libertà di opinione e di espressione. Il pluralismo informativo è un valore fondamentale per ogni democrazia, che va difeso e concretamente attuato e sostenuto. L’augurio che vi invio è quello di continuare a raccontare, ogni giorno, con determinazione e obiettività, la vita delle Camere, le istituzioni dove si esercita pienamente la sovranità popolare; nella sostanziale distinzione dei ruoli e nel necessario reciproco rispetto».
Il sottosegretario M5s all’Editoria Vito Crimi, al termine della celebrazione ha dichiarato molto aspramente: «Ero venuto con le migliori intenzioni, me ne vado con le peggiori. Ho sentito solo parole di accuse di illiberalità e fascismo velato al Governo di cui faccio parte e non posso sottotacerle: sono accuse velate gravi, inaccettabili da contestare con forza». Crimi, parlando con i giornalisti presenti ha denunciato: «I messaggi storici sono stati molto chiari come chiare sono state le loro parole. Si è detto che i giornali in Italia hanno fatto e continuano a fare politica. Dunque, la dialettica fra politica e giornali è quella, al netto delle offese che sono state portate ma che a me non appartengono». Poi ha anche ribadito la volontà di rivedere in toto il sistema di contributi statali per l’editoria: «I contributi per l’editoria sono un altro discorso e non c’entrano nulla al momento con il principio della difesa del pluralismo nell’informazione. In Italia oggi ci sono 18.611 testate registrate ma i contributi li prendono in 100. Per fare solo un esempio Libero da solo prende 5 milioni di contributi: si può considerare questo contributo diretto come una difesa del pluralismo? Il pluralismo non passa da contributi pubblici a singoli editori ma deve essere sistemico».
È intervenuto in seguito il presidente della Camera Roberto Fico, auspicando più responsabilità anche nell’uso dei social network: «Noi tutti dobbiamo stare attenti ad essere consapevoli nella gestione di uno strumento, quello dei social network, che può essere di formidabile impatto positivo ma ha dei limiti, come ogni strumento. E su questo serve essere responsabili. La responsabilità è proprio l’elemento caratterizzante del giornalismo. Ciò che vi distingue e vi dà credibilità e autorevolezza». Fico ha lanciato quindi un’esortazione: «comunicazione e informazione devono restare distinte. Ognuna con una sua etica, ma sempre e comunque distinte. Troppo spesso invece vengono usate come sinonimi, mettendo a rischio sia la politica sia il giornalismo. Non credo che davanti a temi complessi ci siano risposte semplici. C’è però uno spazio per riflessioni, come quello di oggi, che i presenti sapranno senza dubbio sviluppare».

 

Emanuele Forlivesi