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ALESSANDRO BARBERO DALLA STORIA ALLA POLITICA: «PER LE STORTURE DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA LA GENTE DOVREBBE ESSERE MOLTO PIÙ ARRABBIATA DI QUELLO CHE È»

Intervista allo storico più conosciuto in tv, intervenuto al ciclo di lezioni “Prepararsi al futuro” all’Università Tor Vergata: «la storia serve perché racconta della vita umana, ma la classe politica non sa più quello che fa in una prospettiva storica». Rivoluzioni popolari? «È notevole che, nonostante i gilet gialli in Francia, non ci sia nessun sintomo di rivoluzione».

 
Professore di Storia Medievale presso l’Università del Piemonte Orientale, autore di narrativa e saggistica, Alessandro Barbero è il volto italiano della Storia più conosciuto e riconosciuto da tutti gli amanti della materia e non.  Fin dal 2007, quando iniziò a tenere con Piero Angela la rubrica tv “Dietro le quinte della storia” a Superquark.
Ha partecipato, immancabilmente con i suoi occhialetti, il suo spirito vivace, ironico e con il suo tono di voce caratteristico e magnetico, al ciclo di lezioni preparate dal suo amico Piero Angela presso l’Università di Roma Tor Vergata. Per preparare al futuro prossimo di sfide e scelte cruciali le nuove generazioni di studenti-cittadini consapevoli.

 

 

L’intervista
Secondo lei la storia è magistra vitae, davvero può essere maestra per il futuro?
Secondo me è assolutamente maestra di vita, magari non nel senso che ingenuamente noi potremmo credere e che spesso mi sento dire, che ci insegna a non ripetere gli stessi errori, perché gli  errori si ripetono sempre, le situazioni cambiano. La storia è maestra di vita nel senso letterale della parola. La storia racconta la vita umana ed è bene sapere come funziona l’uomo, che razza di bestia è, come reagisce nelle situazioni più diverse; e quindi conoscere a fondo la storia significa conoscere un’infinità di esseri umani che si sono trovati sulla Terra e sapere cosa gli è capitato. Saperlo ti dà qualche strumento in più per gestire la tua vita, chi conoscesse solo la propria vita e non sapesse niente di quella di tutti gli altri avrebbe anche della propria vita un controllo molto peggiore.
La storia e anche la geografia in Italia hanno questa importanza? Oggi ne stiamo parlando grazie a Lei e a Piero Angela.
Dipende da cosa intendiamo, la storia certamente appassiona un grande pubblico, i libri di storia vendono tanto, le conferenze, i festival, le lezioni di storia sono pieni di gente. Quindi esiste una fetta del pubblico colto in Italia che ama la storia, è appassionato, legge la storia e ha voglia di sentirla raccontare.
Se poi dovessimo dire che conta nel momento in cui i politici devono prendere le decisioni no, la nostra classe politica è di un’ignoranza abissale da molto tempo e quindi non dà certo l’impressione di sapere quello che fa in una prospettiva storica. Però nel paese, per la cultura italiana, conta, è vivace anzi in questo momento forse più che non in altre epoche.
Nel libro “Dietro le quinte della Storia”, scritto con Piero Angela, l’energia emerge come motore della società, da quella capacità vengono le evoluzioni. Perché molti governanti non riescono a capire che il problema energetico è decisivo?
Al di là del fatto che questa idea dell’energia riflette soprattutto il pensiero di Piero, che è un grande appassionato del dimostrare il progresso che la tecnologia ha consentito agli umani; è vero. La tecnologia e la scienza sono fondamentali per il nostro vivere bene, l’energia quindi è fondamentale. Però anche altre cose sono fondamentali; il problema dei governanti è che devono occuparsi di energia, ma anche delle pensioni, della scuola, delle prospettive di lavoro de giovani, delle pressioni delle multinazionali, del cambiamento climatico. Non è che i governanti possono concentrarsi su una cosa.
Il risultato è che nel nostro Occidente i governanti fanno molto poco in generale. La storia è abbastanza ferma, non è che ci sono grandi evoluzioni, grandi novità, e questa non è una bella cosa, però di fatto è così.
Siamo arrivati al punto in cui il popolo deve fare un’altra ribellione, una rivoluzione? A che punto siamo arrivati?
Non so se sia, se sarebbe necessaria una rivoluzione e non so se arriverà in futuro. Ma certo la situazione è tale che si capirebbe che ci fosse una rivoluzione. È notevole che non ci sia nessun sintomo, quasi nessun segnale, se non cose molto limitate; in Francia, con i Gilet gialli attualmente c’è qualcosa di più. Certamente le storture della nostra democrazia sono tali che la gente dovrebbe essere molto più arrabbiata di quello che è. Poi le rivoluzioni si sa, provocano anche molto dolore, molta sofferenza, è sempre difficilissimo dire vorrei che ci fosse oppure no, ma diciamo che non mi stupirei se ci fosse.
Dopodiché, siccome prevedere il futuro è impossibile, probabilmente non ci sarà nessuna rivoluzione.

 

Emanuele Forlivesi

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Emanuele Forlivesi

Scrivo, racconto, comunico e creo storie ed emozioni. E insegno a farlo. Su carta, a parole o in digitale. Giornalista da febbraio 2019, sono laureato in Lettere e in Informazione e Comunicazione. LA MIA STORIA è quella di un ragazzo nato sul mare di Roma che ha sempre respirato gli odori, osservato i colori, percepito la materia, ascoltato le voci degli ambienti naturali e sociali che ha vissuto fin qui. Visionario, ho sempre trasmesso le storie che questi celavano o esaltavano, in un biglietto di auguri o in una cartolina, su articoli o su pagine social.

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