Il 24 Febbraio 2003 moriva a Roma il grande attore Alberto Sordi, che insieme a Aldo Fabrizi e Anna Magnani ha rappresentato Roma nella settima arte.

Roma-  C’erano tantissime persone, quella mattina del 27 Febbraio 2003 in Piazza San Giovanni in Laterano a Roma per dare l’ultimo saluto ad Alberto Sordi.

L’elogio funebre venne tenuto da Gigi Proietti, altro grande del cinema italiano, nonché romano di origine come fu Alberto.

Alberto Sordi, nacque a Roma il 16 Giugno del 1920 nel rione Trastevere da Pietro. Musicista presso il teatro dell’Opera di Roma, e Maria Righetti, insegnante elementare.

Terzo figlio della coppia, passa la sua infanzia a Valmontone, facendosi subito notare per il suo talento nel recitare scenette per i compagni di scuola.

Lo nota anche Don Lorenzo Pelosi che lo aggrega al suo coro, fino a trasformare il tono della sua voce in quello di basso, che diventerà una sua caratteristica distintiva.

Fa le sue prime comparse negli studi di Cinecittà a Roma e nel 1937 vince un concorso per doppiare la voce di Oliver Hardy.

Fu un successo clamoroso, si pensi che ancora oggi, dopo sette decenni, il doppiaggio di Oliver Hardy, nei film in italiano, è quello di Alberto Sordi, mentre quello di Stan Laurel è di Mauro Zambuto.

Doppia anche altri attori americani, come Robert Mitchum, Anthony Quinn.

Nel 1940 indossa l’uniforme dell’esercito regio presso la banda musicale del Reggimento “Torino”, iniziando la sua esperienza teatrale, fino al 1946 dove entra nel mondo della radiofonia fino al 1953 dove passa al grande cinema.

Dal 1953 al 1956, Alberto Sordi, raggiunge una grande popolarità ed entra nell’Olimpo degli attori italiani, diventando uno dei “Mostri Sacri” della commedia all’italiana, espressione coniata da Gian Pietro Brunetta, insieme a Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Marcello Mastroianni.

Lavora con Federico Fellini ne “Lo sceicco bianco”, ne “I vitelloni” , con Stefano Vanzina, conosciuto come Steno, in “Un giorno in pretura” nel 1953 e”Un americano a Roma” nel 1954.

Indimenticabile, in questo ultimo film, l’interpretazione di Nando Moriconi, un ragazzo ossessionato dal mito americano.

La grande versatilità nell’interpretare personaggi di ogni tipo, fa di Sordi l’attore prediletto di tutti i grandi registi italiani, Fellini, Risi, Monicelli, Vanzina.

Nel 1960 gira “La Grande Guerra”con Vittorio Gassman diretto da Mario Monicelli, interpretando l ruolo di un soldato che, suo malgrado, morirà da eroe.

Sempre nel 1960 gira “Il Vigile”, nella figura di un indimenticabile ed inflessibile vigile di nome Otello Celletti.

Nel 1968 è il Dottor Guido Tersilli ne “Il medico della mutua” diretto da Luigi Zampa, nel 1969 gira il sequel intitolato”Il prof. Dott. Guido Tersilli primario della Clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue” diretto da Luciano Sala.

Partecipa a numerose trasmissione televisive e, nel 1966, per tutti diventa “Albertone”, soprannome che lo accompagnerà per sempre.

Nel 1972 con “Lo scopone scientifico” vince il David di Donatello, oscar del cinema italiano.

Nel 1977 è diretto da Mario Monicelli in “Un borghese piccolo piccolo” dove si segna la fine della commedia all’italiana e Alberto Sordi tocca l’apice delle sue capacità interpretative interpretando il drammatico ruolo di Giovanni Vivaldi.

La sua attività di regista rimane anonima pur collaborando con Vittorio De Sica in “Un italiano in America”, suoi film sono anche “Finchè c’è guerra c’è speranza” e “Dove vai in vacanza?” nel 1978.

Nel 1981 è Onofrio Del Grillo ne “Il Marchese Del Grillo” di Mario Monicelli, nel 1983 è “Il tassinaro”, film dove compaiono altri grandi personaggi italiani sia della politica, che dello spettacolo ed il sequel “Un tassinaro a New York” venne girato nel 1987.

Collabora con Carlo Verdone, da molti ritenuto il suo erede, in “In viaggio con papà” e in “Troppo forte”.

Ma il film che stette particolarmente a cuore ad Alberto Sordi, come da lui stesso dichiarato, fu “Nestore l’ultima corsa”, che narra le vicende di un vetturino il quale non si rassegna a mandare al macello il suo cavallo, oramai diventato troppo vecchio.

L’ultimo film da lui diretto fu “Incontri Proibiti” con lo stesso Alberto e Valeria Marini.

Muore a Roma il 24 Febbraio del 2003.

Ma che cosa ha dato Roma ad Alberto Sordi?

Innanzitutto l’ironia, il romano è conosciuto per la sua ironia che il più delle volte sfiora il sarcasmo, ridendo di tutto e di tutti a cominciare da se stesso.

L’ambiguità , nonostante la sua esuberanza, nella vita privata, Alberto non si sposò mai, il romano è conosciuto per la sua ambiguità, antipapalino, parla attraverso Pasquino, ma a considera lo stesso Papa ancora come un Re.

L’indolenza, nei momenti di relax, Alberto preferiva stare nella sua villa a Roma in Viale Numa Pompilio, sì perché il romano è indolente, prima, i fatti, li prende a cuore poi non gli e ne importa niente.

Che cosa ha dato Alberto Sordi a Roma?

Tanto.

Per cominciare la mimica, come dimenticare la camminata seguita dal ritornello di Guido Tersilli, oppure la parlata di Nando Morriconi, o la postura di Otello Celletti.

Per continuare poi con il lessico, alcune sue frasi sono entrate nel lessico comune come quella di Onofrio Del Grillo “Mi dispiace, ma io so io e voi non siete un c@@@o!” oppure quella di Nando Morriconi “Maccarone, tu m’hai provocato, e io te distruggo, adesso me te magno! Questo ‘o damo ar gatto, questo ar sorcio, co’ questo ce ammazzamo e cimici”.

La sua canzone “Te c’hanno mai mandato a quel paese”, la si sente canticchiare un po’ ovunque.

Sono passati quindici anni dalla sua morte, ma Alberto Sordi, “Albertone” è rimasto nel cuore della città di Roma, della sua Roma, del suo popolo.

I romani, al giorno d’oggi, sono una razza in via di estinzione, perché di preferisce essere abitanti di Roma o cittadini o utenti, come le amministrazioni chiamano le persone.

Ed è per questi motivi che diciamo, ALBERTONE QUANTO CE MANCHI !

Stefano Campidelli