Spazio Kabul

Afghanistan, istruzione negata per 40 mila ragazze

Migliaia di ragazze, nelle zone remote della provincia del Lowgar, sono in attesa di poter essere iscritte a scuola.

Il portavoce del dipartimento per l’educazione, Mohammad Shapur Arab, ha dichiarato che il settore dell’istruzione è notevolmente migliorato nella provincia negli ultimi 15 anni,  ma molte famiglie in aree rurali e remote non consentono alle loro ragazze di frequentare la scuola a causa di problemi di sicurezza e restrizioni culturali. Per circa 40mila ragazze si prospetta un lungo periodo di emarginazione sociale. Nonostante il reclutamento di insegnanti donne nelle scuole, non gli è permesso di frequentare attività scolastiche come i giovani di sesso maschile. Molte famiglie pensano che sia un “peccato” mandare le ragazze a scuola, mentre altre famiglie non lo consentono a causa di problemi di sicurezza. Il  dipartimento dell’istruzione ha cercato di sensibilizzare il problema tra i capi storici della regione. Si sono susseguiti continui incontri con gli ulema, anziani tribali;  dibattiti a carattere sociale con  attivisti promotori di campagne a favore dell’istruzione femminile, sono state lanciate proposte di sensibilizzazione pubblica, ma ad oggi gli sforzi sono stati vani. La maggior parte della popolazione nella regione di Lowgar è di etnia Pashtun,  che considera una “colpa” far uscire le proprie donne fuori casa, infatti una grossa fetta della comunità femminile della regione non è istruita, spesso migliaia di ragazze sono state rifiutate dalle loro famiglie perché hanno scelto, a loro rischio e pericolo, di frequentare le aule scolastiche. Il dipartimento regionale per le questioni femminili ha lanciato numerosi programmi di scolarizzazione per incoraggiare le famiglie a lasciare che le loro ragazze frequentino le scuole, il tutto è ancora in una fase di stallo. Negli ultimi anni in Afghanistan si è investito sulla sopravvivenza della popolazione, ma la scarsa attenzione verso l’alfabetizzazione delle bambine e delle donne rischiano di lasciare un paese a metà delle sue potenzialità. Il sospetto nei confronti della scolarizzazione femminile è molto diffuso, in molte famiglie è ancora temuta un’eccessiva emancipazione delle ragazze. La scuola, oltretutto, è un investimento costoso per i genitori che dovendo scegliere, privilegiano i bambini maschi, destinando le ragazze a matrimoni in giovane età. Questo principalmente perché le ragazze, una volta sposate andranno a vivere con i parenti del marito, mentre i figli maschi resteranno a prendersi cura dei propri genitori, supportandoli nella tarda età.

Pierluigi Bussi

Pierluigi Bussi è giornalista dal 2003 e inviato in zone di guerra e all'estero. E’ stato, tre gli altri paesi in Afghanistan e Tunisia. Si è laureato in Relazioni Internazionali presso L’Università La Sapienza di Roma con approfondimenti sui conflitti nel Corno d’Africa e Medio Oriente. Da anni segue le sorti politiche e sociali afgane. Tra i vari ruoli ricoperti è stato capo redattore del mensile Europe Today, ha collaborato con i quotidiani Pubblico, Roma News, Il Mezzogiorno d’Italia, con approfondimenti in materia di politica estera. Ha scritto, inoltre, per Storia in Network. Attualmente collabora con La Stampa.

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