Spazio Kabul

Afghanistan, duemila bambini uccisi e feriti in nove mesi

I conflitti interni continuano a causare danni fisici e psicologici tra la popolazione. L'allarme di Save The Children: urgenti 1,3 miliardi di dollari

Il popolo afgano è allo stremo e quasi 10 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza per sopravvivere. Il conflitto sta costringendo centinaia di migliaia di persone a lasciare le loro case ogni anno.

A lanciare l’allarme e Save The Children. L’organizzazione internazionale indipendente che dal 1919 lotta per migliorare la vita dei bambini, ha chiesto 1,3 miliardi di dollari in donazioni per pagare i generi di prima necessità e salvare vite umane. Christopher Nyamandi, direttore di Save the Children in Afghanistan, ha dichiarato che gli afgani stanno soffrendo per una combinazione di conflitti violenti, povertà e pandemia. «È una situazione drammatica che richiede un’attenzione urgente da parte della comunità internazionale: secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite, quasi 6.000 persone, un terzo delle quali bambini, sono state uccise o ferite tra gennaio e settembre dello scorso anno».

La pandemia ha avuto un impatto disastroso su milioni di famiglie afgane. Nel 2020, la Banca mondiale ha stimato che il Covid-19 ha interrotto enormemente le importazioni, compresi generi di prima necessità. Le ulteriori tensioni sanitarie ed economiche del coronavirus hanno accentuato l’impatto umanitario in tutto il paese.

Nyamandi afferma che la situazione è molto grave: «I conflitti continuano a causare danni fisici e psicologici importanti, costringendo centinaia di migliaia di persone a fuggire dalle proprie case ogni anno. I combattimenti continueranno ad alimentare i bisogni umanitari quest’anno. Ciò minaccerà il benessere delle persone e limiterà l’accesso a servizi essenziali come ospedali e cliniche, nonché il supporto umanitario. Le scuole sono ora chiuse a causa delle rigide condizioni climatiche invernali e dalle restrizioni della pandemia. L’impatto del virus sta aggravando la crisi umanitaria».

Brishna, dieci anni è della provincia di Nangarhar. Ha dichiarato a Save the Children: «Siamo fuggiti nel distretto di Rodat, a causa dell’intenso conflitto. La vita è difficile. Mio padre, che è responsabile degli approvvigionamenti familiari, è malato. Io e mio fratello raccogliamo la spazzatura per farla cuocere sul fuoco. È passato molto tempo dall’ultima volta che avevamo cibo e vestiti adeguati. I miei fratelli e io desideriamo fare almeno tre pasti con un po’ di frutta e una vita migliore. Ma a volte dormiamo con lo stomaco vuoto. Durante l’inverno non abbiamo coperte e materiale per riscaldare la nostra casa».

Il direttore di Save the Children in Afghanistan ritiene che la difficile situazione del popolo afgano è anche minata da finanziamenti umanitari inadeguati: «Gli aiuti all’Afghanistan sono diminuiti in modo allarmante in un momento in cui i bisogni della popolazione crescono. Ora siamo in una posizione insostenibile in cui gli aiuti sono molto al di sotto di ciò che è necessario per soddisfare i bisogni delle persone». Durante la conferenza organizzata dalle Nazioni Unite a Ginevra, la comunità internazionale aveva assicurato al paese asiatico 12 miliardi di dollari di finanziamenti per altri quatto anni.

 

Pierluigi Bussi

Pierluigi Bussi è giornalista dal 2003 e inviato in zone di guerra e all'estero. E’ stato, tre gli altri paesi in Afghanistan e Tunisia. Si è laureato in Relazioni Internazionali presso L’Università La Sapienza di Roma con approfondimenti sui conflitti nel Corno d’Africa e Medio Oriente. Da anni segue le sorti politiche e sociali afgane. Tra i vari ruoli ricoperti è stato capo redattore del mensile Europe Today, ha collaborato con i quotidiani Pubblico, Roma News, Il Mezzogiorno d’Italia, con approfondimenti in materia di politica estera. Ha scritto, inoltre, per Storia in Network. Attualmente collabora con la Repubblica e La Stampa.

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