Spazio Kabul

Abdul Raouf, il bambino rapito, chiede aiuto ai talebani

Sono passati quasi 5 mesi da quando il piccolo di 9 anni è sparito, ma il silenzio regna intorno al suo dramma come accade spesso in Afghanistan

La popolazione, sfiduciata dalla scarsa presenza e attività del governo, si rivolge ai talebani per ottenere sostegno. Uno smacco per Ghani, in una fase storica del paese. 

L’ultimo caso è quello di un uomo di affari afghano, nell’ultimo video inviato ai genitori il figlio, Abdul Raouf, di nove anni rapito dalla mafia affiliata a fazioni politiche locali nei pressi di Balkh nel nord del paese, implora il padre di salvarlo. Viene picchiato e tenuto in un luogo freddo, è molto malato e non riceve medicine. Vuole tornare da sua madre.  Il padre, Haji Nabi, ha denunciato Human Rights Watch e il ministero dell’Interno di non aver fatto nulla per liberare suo figlio. Deluso dal governo, chiede aiuto ai talebani. 

L’ultima volta è stato visto su un bus scolastico, da quel momento si sono perse le tracce del piccolo. Il movente del rapimento, suo padre, un importante uomo d’affari della zona. Il sequestro ha scioccato la minoranza turkmena del Paese, ed ha spinto i membri della comunità a chiudere i porti fluviali settentrionali del paese e i valichi di frontiera con i suoi vicini dell’Asia centrale.

Nell’ultimo video inviato alla famiglia il bambino è seminudo, ha la testa rasata e sul corpicino i segni della tortura e delle percosse sono evidenti.  Dice che è malato, non mangia e viene picchiato con un bastone. Chiede a suo padre di fare qualcosa per liberarlo. Vuole rivedere la mamma. La polizia nazionale afghana (ANP), non è ancora riuscita a scovare i sequestratori, anche perché il governo non controlla gran parte del paese ed anche le aree governative spesso sono sotto l’influenza di individui potenti. L’apparato di sicurezza combatte il terrorismo e la gestione di casi come Abdul Rauf non sempre sono una priorità. Haji Nabi, deluso dagli scarsi risultati del governo si è rivolto ai talebani, che sono riusciti ad incontrare un gruppo di sospetti. Ma al momento non si intravedono spiragli. Anzi i rapitori alzano i toni con continue minacce alla famiglia del bambino. «Se vediamo che non accettate le nostre richieste, commetteremo atrocità contro vostro figlio che nemmeno Genghis Khan avrebbe immaginato. Vedrete anche il video di quello che gli faremo». Si legge in uno degli ultimi messaggi WhatsApp dei suoi rapitori, che Nabi ha condiviso con Radio Free Afghanistan.

Ogni anno in Afghanistan avvengono dozzine di rapimenti e la maggior parte di essi finisce senza l’intervento del governo e con un riscatto.  In alcuni casi, i sequestri hanno portato alla brutale uccisione degli ostaggi.

Ha collaborato Wahida Paykan. 

Pierluigi Bussi

Pierluigi Bussi è giornalista dal 2003 e inviato in zone di guerra e all'estero. E’ stato, tre gli altri paesi in Afghanistan e Tunisia. Si è laureato in Relazioni Internazionali presso L’Università La Sapienza di Roma con approfondimenti sui conflitti nel Corno d’Africa e Medio Oriente. Da anni segue le sorti politiche e sociali afgane. Tra i vari ruoli ricoperti è stato capo redattore del mensile Europe Today, ha collaborato con i quotidiani Pubblico, Roma News, Il Mezzogiorno d’Italia, con approfondimenti in materia di politica estera. Ha scritto, inoltre, per Storia in Network. Attualmente collabora con la Repubblica e La Stampa.

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