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ADDIO REGINA DEL CACHEMIRE

Poco glamour nello stile della stilista scomparsa che ha portato il made in Italy nel mondo. Celebri le sue creazioni total white e il suo cachemire

Roma – Il vero “Made in Italy”, quello di Laura Biagiotti, in fondo oltre che nella qualità e nell’eleganza delle sue creazioni, stava nel suo stesso modo di essere.

Non l’apparire classico del glamour per volere del quale il fascino vuol dire essere sempre perfetti in toto. La Biagiotti, quando ad esempio ha scoperto i primi capelli bianchi ha deciso di tenerseli, così come le scarpe basse e comode. Il fascino sta in ben altro e la stilista romana lo sapeva bene. Uno stile che puntava soprattutto sulla qualità, sui colori essenziali come il suo proverbiale total white. Sui tessuti morbidi che avvolgono il corpo femminile, anche quello come si usa dire oggi “curvy”; con il cachemire, una fibra naturale esaltata proprio dal suo adorato bianco.

Un made in Italy che ha le sue radici in casa, con la madre Delia Soldaini Biagiotti, fondatrice di un atelier. Una passione che porta la Biagiotti a proseguire su quelle orme e a collaborare con i grandi nomi della moda italiana, da Roberto Capucci a Rocco Barocco. Nel 1966 la sua prima collezione per il grande Schuberth.

Da quel momento è un crescendo e a completare i suoi look arriva anche il profumo che porta il nome della città in cui era nata la stilista: Roma.

Ed è per Roma che diventa una delle prime mecenate dell’era moderna. Durante la giunta Rutelli è lei a finanziare il restauro della Cordonata capitolina, la scala disegnata da Michelangelo che porta al Campidoglio.

Ben 50 anni di creatività in un crescendo che l’ha portata non solo a varcare i confini italiani ma quelli d’oltre oceano, fino a raggiungere Cina (nel 1988) e Russia dove era particolarmente apprezzata.

Il suo “castello” di Guidonia oltre che casa diventa fabbrica di idee. Ed è lì che Laura Biagiotti si è sentita male. I soccorsi, il trasporto all’ospedale Sant’Andrea non sono bastati a salvarla dall’arresto cardiaco e dalla morte celebrale.

L’annuncio della figlia con un tweet e con un brano del Vangelo di San Giovanni scelto dalla figlia Lavinia: “Nella casa del padre mio vi sono molti posti. Se no, ve lo avrei detto. Io vado a preparavi un posto”.

 

Emanuela Sirchia

 

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Emanuela Sirchia

Nel 1983 si iscrive all'Università di giornalismo di Camerino. Nell'ottobre del 1988 approda al neo nato "Il Giornale di Ostia", dove rimarrà per 25 anni. Dal marzo 1991 è iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Già collaboratrice per Paese Sera, ha scritto per il giornale aziendale dell'Acea e per il settimanale Free Magazine. Dal 2008 al 2013, è nell'ufficio stampa e pubbliche relazioni del Municipio X e dal 2006 a tutt'oggi ricopre l’incarico di addetto stampa del teatro Nino Manfredi. Ha scritto di cronaca nera, bianca, sport, spettacolo, arte e cultura. Tra i personaggi da lei intervistati: Tito Stagno, l’uomo della luna, Giorgio Albertazzi, Franca Valeri, Paola Gassman, Valeria Valeri, Gianrico Tedeschi e vari campioni sportivi come Bruno Conti, Rudi Voeller e Beppe Giannini. Per la giudiziaria, ha seguito la vicenda dei fratellini Brigida, il caso Marta Russo e l’omicidio di via Poma. E’ stata inviata per il Giubileo del 2000 e dal 1994 è accreditata in Campidoglio. Dice di sé: “ogni volto, ogni storia, ogni mostra visitata, ha lasciato un segno indelebile, esperienze di vita che non hanno eguali”.

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