L’EMERGENZA IDRICA, UN PIANO ANTINCENDI CHE NON DECOLLA, LA MANCANZA DI GIOCO DI SQUADRA, E AL COMUNE DI ROMA, SI NAVIGA A VISTA

Roma- Come in tutte le stagioni estive, il Comune di Roma Capitale ha diramato una ordinanza, la numero 74 del 23 maggio 2017, avente per oggetto la Dichiarazione della pericolosità per rischio di incendi boschivi per il periodo che va dal 15 giugno al 30 settembre 2017.

In pratica si cerca di attuare un piano di prevenzione antincendi boschivi (AIB) attraverso una serie di provvedimenti da attuare su tutto il territorio comunale al fine di garantire anche una pronta risposta da parte del servizio di Protezione Civile.

Con un’altra ordinanza, invece, si cerca di ottimizzare l’uso dell’acqua potabile evitando di utilizzarla per scopi non propriamente adatti, tipo l’utilizzo per innaffiare i giardini.

I problemi sono altri.

Tutte queste ordinanze, sbandierate come innovative, sono previste dalle leggi regionali.

Per far fronte all’emergenza idrica di questo periodo, bisogna far gioco di squadra tra Comune di Roma, Ministero dell’Ambiente, Ama, Protezione Civile e cittadinanza.

Cosa che non avviene, perché, le nostre istituzioni, sono esperte di campanilismo e strateghe nel gioco dello scarica barile.

Roma è una città in cui i parchi urbani sono nel pieno degrado, tra erba alta e rifiuti di ogni genere lasciati a terra, dovrebbe essere l’Azienda Municipalizzata Ambiente attraverso il suo servizio giardini a provvedere alla pulizia e manutenzione del verde, attraverso la segnalazione della cittadinanza.

Questo fenomeno è particolarmente sentito nel X Municipio di Roma Capitale dove si trova la Pineta di Castelfusano, la più grande area verde di Roma e d’ Europa con il suoi 916 ettari.

Non c’è estate che questa pineta non subisca un incendio di più o meno grave entità, come se la cosa rientrasse di una normale routine, invece si dovrebbe aumentare la sorveglianza, utilizzando anche gli appassionati di podistica che frequentano abitualmente la pineta, si potrebbero installare contenitori pieni di liquido antincendio per aiutare le forze dell’ordine in caso di incendio, si potrebbero fare delle ordinanze ad hoc per tutelare questo enorme parco pubblico.

Si aspetta sempre l’incendio, per alzare polemiche di natura politica contro questo o contro quello.

Il problema delle attività antincendio, si risolve coordinando tutte le attività ad esso collegate, prevenzione, informazione, addestramento sia degli operatori che della cittadinanza, attività di sensibilizzazione ed educazione antincendio ai cittadini.

Altro problema che caratterizza l’emergenza idrica di questi tempi è la dispersione nella rete idrica dell’acqua potabile che si aggira intorno al 45% del totale trasportato.

Sono circa quindici anni che non si fanno investimenti sulla rete idrica, che ormai da queste cifre è diventata un colabrodo, portando la città in uno stato di emergenza idrica tanto da dover prendere in considerazione la chiusura delle fontanelle pubbliche, i cosiddetti “nasoni”, monumenti tipici della città di Roma.

Non c’è un piano nazionale per l’emergenza idrica, questo comporta dei monitoraggi locali con conseguente emissione di ordinanza locali che possono agevolare andare bene per un territorio ma ritorcersi contro un altro.

Dopo tutto questo pasticcio, che contribuisce a peggiorare la situazione sul fronte incendi, possiamo solo dire, quello che disse il popolo romano a Nerone durante il famoso incendio di Roma del 64 d.c., riportandolo al nostro tempo “ACQUA VIRGINIA, CHE ROMA BRUCIA”.

STEFANO CAMPIDELLI