Nato dall’impegno dell’Onlus Sale in Zucca ed edito dalla casa editrice Sinnos il Libro è stato presentato al pubblico negli spazi della Chiesa Valdese. Sarà lo strumento di accoglienza e di gioco per bambini, infermieri e genitori negli ospedali.   

 

Roma – C’è ancora una bella Italia che si preoccupa delle persone più bisognose. Giovedì 7 novembre, presso il Salone della Chiesa Metodista in via Firenze, l’associazione Sale in Zucca Onlus, che dal 1998 promuove la ludoterapia come forma di espressione delle emozioni dei bambini ricoverati, ha presentato pubblicamente l’iniziativa del Libro dei giochi: un’idea realizzata di giochi e creatività per tutte le figure che entrano negli ospedali. Perché il gioco è una cosa seria, e perché la ludoterapia migliora l’esperienza ospedaliera dei bambini. Questo Libro diventerà uno strumento fondamentale per costruire giochi, relazioni e positività, a disposizione degli stessi ludoterapisti e dei loro bambini, di tutti gli operatori sanitari a corto di idee e di tutti quei genitori preoccupati nel non vedere più un sorriso sui visi dei loro figli.
Davanti una platea di circa 40 persone, hanno dialogato: Antonella Guido, psicoterapeuta dell’Oncologia pediatrica del Gemelli; Marco Fabbri, caposala del reparto Ematologia pediatrica dell’Umberto I; Della Passarelli, direttore editoriale della casa editrice Sinnos; Marco Fornerone, pastore valdese; Simona Aresi, mamma e testimonial dell’associazione e Chiara Stinchi, psicologa dell’età evolutiva e vicepresidente di Sale in Zucca; moderati dal giornalista e filosofo Salvatore Patriarca.
Una copertina colorata accattivante e simpatica, illustrazioni semplici e vivaci, tanti giochi da fare insieme o da soli come puzzle, marionette, personaggi da colorare, ritagliare e attaccare, cruciverba, memory. Fruibili in tre lingue, italiano, inglese e albanese. Per tutti, per divertirsi e polarizzare l’attenzione del bambino dalla malattia al gioco.
Il Libro dei Giochi, finanziato con “Fondi Otto Per Mille della Chiesa Valdese”, è nato nell’ambito della lunga esperienza nei reparti con i bambini dei volontari di Sale in Zucca, nel rispondere ad alcune domande di gioco che venivano fatte dai bambini e dalle famiglie. Emergevano dei bisogni concreti: quando non ci sono i ludoterapisti e le altre attività la noia assale i reparti, molti bambini non parlano italiano, uno dei momenti più difficili è l’ingresso in reparto con il sospetto di malattia e nessuna certezza. Queste problematiche si ripetevano drammaticamente e la risposta consueta nella pratica ludoterapica è sempre stata quella di costruire insieme ai bambini dei giochi che potessero essere usati anche in assenza dei ludoterapisti (ad esempio i burattini o gli scenari per il teatro), ma Sale in Zucca voleva di più. Da qui un Libro dei Giochi che potesse rispondere a quelle domande: sta sul comodino e può essere preso all’occorrenza e giocarci; è in più lingue con tutti i giochi che hanno spiegazioni semplicissime con l’utilizzo di disegni per facilitarne la comprensione; può essere donato dagli infermieri ai bambini e alle famiglie come “Benvenuto”, un gesto di accoglienza umana in un momento così critico della vita di una famiglia.
Insomma il Libro dei Giochi potrà essere anche un salvagente da usare in caso di necessità: quando la noia è eccessiva, quando una mamma o un papà vorrebbero proporre un gioco, ma non sanno da dove cominciare. Così il Libro dei Giochi sarà donato ai bambini e alle bambine del reparto di Ematologia pediatrica del Pol. Umberto I e dei reparti di Oncologia pediatrica e Neurochirurgia Infantile del Pol. Gemelli.

Libro dei giochi e ludoterapia
Intercettare l’arrivo di un bambino in un contesto alieno e stressogeno, come quello dell’ospedale, rimane oggi sempre più fondamentale e questa iniziativa può aiutare davvero. Anche la Tavola Valdese, legata agli aspetti della fragilità della vita, ha riconosciuto grande lungimiranza e valore nel progetto sociale del libro. La paura, la solitudine, emozioni ed esperienze molto frequenti e pericolose nella malattia, non riescono ormai più ad essere r-accolte dalla nostra società contemporanea, incapace di accoglierle positivamente; ma ciascuno di noi può dare un contributo nelle proprie capacità. E così sta facendo anche la Sinnos editrice: i libri per bambini possono salvare il mondo perché leggere, da quell’età, e abituarsi a farlo, significa creare dei ponti, con gli altri, tra le culture, con noi stessi. Fare libri, anche come questo dei Giochi, vuol dire allora migliorare la società, in modo responsabile. Starà all’editoria italiana adesso dare attenzione al più ampio accesso alla lettura e tutti insieme potremmo impegnarci affinché il libro di carta non possa morire.
Questo Libro, in particolare, non morirà davvero mai, essendo oggetto e applicazione: parla lo stesso linguaggio dei bambini, accoglie, insegna, aiuta, diverte, sostiene, in un momento di terremoto emotivo. È questa la forza, fantastica e documentata, delle cure resilienti, delle terapie distrazionali, come la lettura, la musica, la ludoterapia o la pet therapy. Gli ospedali devono ospitare queste opportunità, rompendo il silenzio e la monotonia del grigio reparto. Cosa rimane quando il volontario va via? Da oggi il Libro dei Giochi, per tenere su il tono dell’umore e supportare la famiglia, permettendogli un respiro in mezzo alla tensione.
La ludoterapia è un bene universale in ospedale, nelle sale chiuse che isolano la realtà l’arrivo di un ludoterapista è come il vento che entra, della libertà (il ritorno alla normalità). Non è banale avere un bambino che alla mattina della terapia, spesso dolorosa, dice vivace all’infermiere: “ti devo raccontare tutto quello che ho fatto ieri…guarda!!”. Si trasforma un momento drammatico per mamme, papà e bambini, in un’esperienza che diventa quella di tutte le cose belle che si sono fatte. E non è paradossalmente bello sentire una figlia, guarita da un cancro, dire alla mamma: “voglio tornare a giocare là”?
Facciamo sì che questa parte dell’Italia bella e competente, e creativa sia sempre più numerosa, perché giocare fa parte della cura. Non siamo soli.

Le interviste
Della Passarelli, Sinnos editrice.
La vostra casa editrice è nata proprio nel sociale, ormai sono 28 anni, come avete raccolto questa iniziativa e perché avete detto sì?
Perché il progetto ci piace tantissimo e perché il fatto di creare libri belli graficamente e dal punto di vista dei contenuti, per un associazione come questa che siamo certi che entri negli ospedali e che arrivi ai bambini, per noi è fantastico. E vuol dire che anche in questo modo la cultura del libro, del raccontare e del parlarsi, anche di ritagliare un libro, funziona. Questa collaborazione con Sale in Zucca è stata un bel regalo che ci ha permesso di esprimere il nostro progetto editoriale anche in un libro che non va in commercio ma che serve e viene utilizzato.
Quindi ci saranno altri libri dei giochi in futuro?
Lo spero e che si possa pensare a tanti libri diversi. Poi mi auguro che si possano istituire delle piccole biblioteche in questi reparti dove non arrivino solo i libri fatti per ma anche l’ottima letteratura, l’albo illustrato meraviglioso, la grande narrativa, affinché questi bambini possano essere accolti da tanti libri diversi di qualità.
Era importante che anche una casa editrice oggi sia stata presente, proprio perché è un settore che fa la cultura in Italia?
Sì, siamo felici di essere stati coinvolti, perché noi editori, che sembra che come mestiere non facciamo altro che mettere prezzi dei libri sulla quarta di copertina, nella realtà progettiamo, scegliamo e decidiamo. Le idee di libro diventano libro grazie al lavoro di gruppo di un editore che lavora per fare buoni libri. Calvino diceva che “fare l’editore ha a che fare con la democrazia” e io ci credo profondamente.  Alla prossima iniziativa!

Antonella Guido, psicoterapeuta del Gemelli.
La psicoterapia è un po’ una cura dell’anima, tramite il colloquio, le relazioni e l’analisi interiore, e da oggi anche il gioco. Perché è importante dare spazio a queste iniziative all’interno del mondo terapeutico?
Gli operatori sanitari non possono oggi fare a meno di questo tipo di cure alternative che potenziano quelle legate al corpo. La guarigione vera e propria deve tener conto anche di tutta una serie di aspetti legati alle emozioni e alle sensazioni che vivono i pazienti ricoverati. Per questo la ludoterapia e il gioco diventano delle risorse fondamentali, perché il bambino può ammortizzare l’impatto traumatico della malattie e dei trattamenti. Non possiamo farne a meno quando il bambino ha la possibilità di stare meglio e affrontare questo percorso con uno stato d’animo diverso.
Secondo lei c‘è ottimismo per aumentare queste opportunità di una bella Italia nascosta ma presente e per i nuovi modi terapeutici?
Sono ottimista ma ci vuole molto impegno. La sanità pubblica ha sempre meno risorse ed è importante fare rete con le realtà associazionistiche come Sale in Zucca, e reperire dei fondi che diano la possibilità di offrire questo tipo di cure. La presa in carico dei pazienti, soprattutto quando sono di età pediatrica, richiede un intervento di questo tipo, non solo del corpo ma anche dell’anima. Quindi sono positiva ma ci vuole tanto impegno e tante risorse che possano dare il giusto valore a questo tipo di interventi.

Simona Aresi, mamma e testimonial di Sale in Zucca.
Qual è la sua storia con l’associazione, come l’ha conosciuta?
L’ho conosciuta nel 2015 con il ricovero di mia figlia per una leucemia ed è venuta come una manna dal cielo, rompendo la monotonia della quotidianità. Aldilà di tutte le attività che propongono in reparto, la cosa meravigliosa è stata anche il dopo l’ospedalizzazione. Con l’arrivo a casa, avendo alti due bimbi, poter avere questo ponte ospedale-famiglia dà la possibilità di avere una continuità. Perché non è che una volta dimessa puoi tornare alla vita di prima, quindi sei chiuso in casa ma hai almeno la possibilità di avere qualcuno che viene a giocare con te, che si dedica a te e fa vivere e rielaborare la malattia ai fratellini, che accanto la subiscono, in modo indiretto ma anche diretto.
Perché è importante parlare di questi temi, una giornata come questa di oggi a cosa serve?
Si fanno tante donazioni e spesso non vanno a finire nel posto giusto purtroppo, quindi forse serve a capire a chi dà che quello che dà viene messo a frutto. Io ho sempre ringraziato chi ha fatto le donazioni e mi sarebbe piaciuto far vedere loro quello che avevano regalato a noi, che altrimenti non avremmo avuto. Stai lì in ospedale, poi torni a casa ed è pesante; vivi a tu per tu con la malattia, e queste cose ti fanno dimenticare il peso delle cure e di tutto il resto, tra virgolette.

 

Emanuele Forlivesi