Case Armellini, la parola ai residenti.

Roma – Siamo ad Ostia, in prossimità del Porto Turistico, dove circa 1.000 famiglie che abitano in alloggi popolari, per una sentenza del Tar, rischiano di essere espulse e sfrattate dalle loro abitazioni. La situazione è veramente drammatica. È giusto e doveroso dare la parola ai residenti, a coloro che questa situazione la stanno vivendo sulla propria pelle.

Signor De Tillo, da quanti anni abita qui?
Sono circa 20 anni che vivo presso la mia attuale compagna, madre dei miei 4 figli, che in questa casa ci è nata e cresciuta, intestataria regolare, in possesso di contratto e sempre pagante.

Qual è la storia di queste case?
Furono costruite negli anni 70 e date in gestione al comune di Roma come emergenza abitativa. La proprietaria è Angiola Armellini, che per anni ha percepito gli affitti a livello reddituale, che gli inquilini corrispondevano, però, al comune di Roma. E da qui nasce l’assurdo, perché il comune di Roma prende in affitto a fasce alte gli appartamenti dalla proprietà, destinati all’emergenza abitativa, per subaffittarli a sua volta con canoni di fascia bassa: questo ha contribuito a creare un contenzioso fra il comune e la proprietà, dove già nel 1988 l’Armellini cominciò a ricattare il comune di Roma di sgomberare 1042 famiglie.

E poi cos’è successo? Come si è arrivati a questo punto?
Sotto la giunta Di Marino venne alla luce da un’inchiesta della Finanza che Angiola Armellini aveva nascosto al Fisco circa 2 miliardi di euro e di non aver pagato Ici e Imu per 1.243 appartamenti a Roma. Da lì, si sa che la Giunta Marino le propose una trattativa che non andò a buon fine. Nel 2012 l’Armellini fece un precetto tramite avvocati trascinando il comune in causa, che poi fu commissariato, lasciando case e un intero quartiere senza nessuna tutela. Da allora, i processi si sono trascinati sino alla giunta odierna dei 5 stelle, fino a capitolare nella sentenza del TAR di ottobre, che dà ragione alla proprietà e condanna il comune di Roma come abusivo.

Voi condomini, cosa state facendo?
Dopo aver capito la gravità della situazione noi cittadini siamo riusciti a richiedere una commissione trasparenza e garanzia al comune di Roma, dove ho partecipato. Da lì abbiamo scoperto, che il comune è in trattativa con la proprietà. Nel frattempo, noi cittadini, abbiamo richiesto l’intervento di un comitato di quartiere e di un sindacato, Unione Inquilini. Come cittadini abbiamo paura, ma non smetteremo di combattere, finchè il prefetto di Roma, non deciderà di salvaguardare 5000 persone che rischiano di finire per strada. Sappiamo che la battaglia sarà dura. L’Articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dice che la casa è un diritto! Pertanto ci batteremo con tutti gli strumenti disponibili e fino alla fine per essa, avvalendoci anche dei diritti umani pur di scongiurare un disastro sociale.

Che risposte avete ricevuto dalle istituzioni?
Dopo un iniziale, inquietante e vergognoso silenzio, che ha allarmato le famiglie, nella camera di consiglio del 6 Dicembre, dove ero presente, sembrava emersa la volontà da parte di tutta l’opposizione di aiutarci, e da parte dei 5 stelle di tutelare tutte le famiglie tranne 380 nuclei dichiarati da loro non regolari, senza specificarne criteri o tenere conto se i nuclei in questione abbiano reali situazioni di fragilità, tutti requisiti che conferirebbero il diritto ad un alloggio popolare. Ora siamo venuti a sapere che è c’è stato un bando Sassat per i residence e nella busta aperta dell’Armellini che è stata presentata, c’erano 500 appartamenti: i nostri. Ed ora è ricominciato l’inquietante silenzio.

Come sta vivendo questa situazione?
Con tanta preoccupazione, pensare che la mia famiglia, la mia compagna e i miei figli possano finire per strada non mi fa dormire la notte. Ma non mi arrendo e combatterò fino alla fine: difendere la propria casa è un dovere.

Cosa vede nel futuro della sua famiglia e dei suoi vicini?
Voglio vedere diritto e umanità, non posso credere che lo Stato italiano non ci tuteli.

È una spada di Damocle calata sulla testa di almeno 1.000 famiglie. Immaginiamo per un attimo di vivere nella situazione appena descritta dal signor De Tillo, ciò che emerge è un vero e proprio disastro sociale, da evitare in ogni modo. Speriamo che si arrivi ad una soluzione che rispetti e tuteli, in maniera imprescindibile, le persone. Perché di questo si tratta.

 

                                                                                                                                 Emanuele Cheloni