Ancora una catastrofe nel centro della Penisola. Le scosse di mercoledì hanno provocato una slavina che si è abbattuta sull’hotel Rigopiano a Farindola

Farindola- “Non servono molte parole”. È questa la frase “di circostanza” che si usa quando non si può esprimere appieno un dolore.

Accade invece che un cronista debba trovare le parole per raccontare i fatti. Anche quelli più dolorosi. Come il dramma che si vive in queste ore a Farindola, sul Gran Sasso. Un nome, un  luogo ai più sconosciuti che rimarrà negli annali a documentare quanto accaduto all’hotel Rigopiano, sepolto sotto una valanga di neve, così come molti dei dipendenti che vi lavoravano e degli ospiti che vi alloggiavano.

Un bollettino ufficiale non c’è e come si usa dire in queste occasioni, ci si deve attenere alle fonti ufficiali, fonti che parlano di 4 corpi estratti dalle macerie dell’albergo. Sono invece una trentina i dispersi.

A provocare la catastrofe è stato il susseguirsi di scosse di terremoto che mercoledì hanno di nuovo sconquassato un territorio già pesantemente colpito dei sismi di agosto e ottobre scorsi.

Scosse alle quali non ha retto l’altura sovrastante l’albergo; sassi e alberi si sono così abbattuti con violenza sull’hotel Rigopiano seppellendolo.

L’allarme è scattato nel tardo pomeriggio di mercoledì grazie al fato. Giampiero Parete era uscito per andare a prendere alcune medicine nella sua auto parcheggiata all’esterno. Pochi secondi e ha visto la slavina precipitare sulla struttura. Sotto la valanga ci sono la moglie e due figli.

In condizioni diverse la macchina dei soccorsi, con ogni probabilità, avrebbe consentito di salvare le persone rimaste sotto le macerie. Ma la bufera di neve ha ostacolato l’intervento di vigili del fuoco, soccorso alpino, uomini della guardia di finanza e della protezione civile. L’hotel si poteva raggiunger soltanto con gli sci. E sul posto chi ha potuto arrivare a quel che resta dell’albergo, ha trovato uno scenario a dir poco apocalittico. Muniti di pale hanno iniziato a scavare nella neve ghiacciata. Poi, con le luci del giorno la situazione, la fotografia di quanto accaduto si è fatta più nitida. Una tragedia.

La frana si sarebbe staccata a 2400 metri di quota per raggiungere l’hotel situato a 1200.

Le speranze di trovare persone ancora in vita si riducono” afferma il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta. “C’erano quattro bambini” – prosegue il primo cittadino – mentre la speranza viene dal soccorso alpino “contiamo di trovare superstiti”.

Chi in vacanza sulla neve, chi al lavoro per rendere più gradevoli quei giorni di riposo.

Ed ecco di nuovo le parole: speranza, fiducia. A contrastarle la lotta contro il tempo perché il nemico da abbattere è l’ipotermia provocata dal gelo; al quale si aggiungono i detriti dell’albergo crollato.

Doverosa e scontata l’apertura di una inchiesta per pluriomicidio colposo. Ci si chiede se quella struttura poteva essere costruita lì dov’era. Sarà la magistratura a scoprire la verità.

Per il momento è solo il tempo della speranza e del dolore. Già, parole.

 

Emanuela Sirchia