Dossier

5 MOTIVI PER VEDERE IL NUOVO ALADDIN

Il 22 maggio in tutti i cinema d’Italia esce Aladdin, remake in live action del Classico Disney del 1992. Noi abbiamo avuto l’onore e il piacere di visionarlo in anteprima stampa, e vi diamo cinque valide ragioni per correre in sala a vederlo! 

(L’articolo è FREE SPOILER, leggete tranquilli!)

Per gli amanti dell’animazione e per i nostalgici delle cassette dei classici Disney dalle pellicole consumate e logorate dalle innumerevoli visioni, Aladdin è una vera perla. Divertente ma anche profondo, Aladdin è un’importante tappa nella storia della Disney, in quanto uno dei capisaldi del cosiddetto “Rinascimento Disney“. Perchè, così come gli storici dividono le varie epoche in “Età”, anche per la Disney si è usato lo stesso identico concetto. Per farla breve, onde evitare uno sproloquio esagerato: tra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli anni ’80, la Disney produsse film di qualità mediocre (che non reggono il confronto con gli intramontabili capolavori come Pinocchio, Biancaneve o Dumbo) e che al botteghino venivano puntualmente surclassati dalle produzioni Warner Bros e Universal Studios. La ribalta che fece tornare la Disney sotto la luce dei riflettori avvenne con l’uscita di una serie di film che uscirono tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, tra cui la Sirenetta, la Bella e la Bestia e, appunto, Aladdin. A contraddistinguere questi film dai loro predecessori meno fortunati (in alcuni casi rivalutati successivamente, come Red e Toby) sono una grafica e un design di qualità maggiore, l’adattamento di storie emozionanti ispirate ai grandi classici della letteratura, la composizione di colonne sonore emozionanti e di canzoni stupende e, non ultimo, l’impiego di stelle dello spettacolo in sede di doppiaggio.

Tornando ad Aladdin, la storia è ispirata alla favola Aladino e la lampada magica, contenuta nel decamerone arabo de Le Mille e una Notte (sebbene parrebbe che sia stata aggiunta al novellario molti secoli dopo la stesura originale) da cui tuttavia differisce di gran lunga per personaggi e sviluppi narrativi. Il film originale, sviluppato in tecnica d’animazione, risale al 1992 e vanta la regia di Ron Clements e John Musker (che già si erano fatti notare per la regia de La Sirenetta e del meno celebre Basil l’Investigatopo). La colonna sonora porta la firma di Alan Menken, grazie al quale il film portò a casa, pochi mesi dopo la sua uscita nelle sale, 2 Golden Globes, 5 Emmy Awards, 2 Premi Oscar e decine di nomination, candidature e altri premi televisivi e cinematografici. Non ultimo, a rendere speciale questo cartone era lui, il compianto e formidabile Robin Williams, interprete del Genio della lampada (doppiato altrettanto magistralmente in italiano da Gigi Proietti), il quale improvvisò la quasi totalità delle battute, aggiungendo imitazioni di divi di Hollywood, gag comiche e giochi di parole, rendendo così il Genio uno dei personaggi più amati dell’universo Disney. 
E che dire di Jafar, uno dei villain più riusciti della storia del cinema, così subdolo, schifosamente malvagio, spregevole e odioso, ma la cui bramosia di potere e rispetto lo rendeva al contempo così segretamente affascinante?

Con queste premesse molto solide, praticamente invulnerabili, proporre un remake di uno dei film più fortunati dell’intera filmografia disneyana è un’impresa tutt’altro che facile. Quando poi si parla di remake è molto facile storcere il naso, dal momento che il giudizio aprioristico “l’originale non si batte” è il più delle volte duro a morire. Inoltre, i primi trailer che erano usciti del remake mostravano un film nient’affatto invitante, il che ha portato molti, tanto gli esperti quanto i semplici internauti, a giudicare troppo frettolosamente il “nuovo Aladdin” come un rifacimento forzato di un classico intramontabile e insuperabile. Ma mai giudicare un libro dalla copertina…

Aladdin esce ufficialmente in Italia il 22 maggio 2019, ma noi ne abbiamo avuto un assaggio in anteprima, e vi elenchiamo 5 buonissimi motivi per andarlo a vedere in sala, con la garanzia che non ve ne pentirete!

  1. ARABIAN NIGHTS ovvero AMBIENTAZIONI SENSAZIONALI

Anche qui i trailers erano ingannevoli! A giudicare dalle prime immagini diffuse online, gli ambienti colorati e sgargianti sembravano ricordare quelli di una grande metropoli indiana, di quelle che si vedono nelle produzioni di Bollywood. In realtà, facendo più attenzione, i bassifondi, i mercati, i bazar e gli harem frequentati dalla plebe ma anche i minareti, il porto e le sfarzose stanze del palazzo di Agrabah ricalcano l’aspetto di una gigantesca capitale mediorientale: d’altronde, lo stesso nome Agrabah è una citazione alla capitale irachena Baghdad. 
I colori, le intonazioni, le luci, le atmosfere, la magia dei luoghi in cui si susseguono le vicende di Aladdin, di Abu, del Genio e della principessa Jasmine vi rapiranno. Inoltre, i costumi vivaci e realistici dei protagonisti (ma addirittura dei personaggi secondari e delle comparse, quali le guardie, le danzatrici o i mercanti), vi daranno la sensazione di essere lì ad Agrabah, tra datteri e cammelli, con il vento sabbioso che vi accarezza le guance e con il pungente odore di spezie colorate che vi solletica le narici. E se nella sala del cinema dovesse mancare l’aria condizionata, almeno il deserto della Caverna della Meraviglie vi sembrerà più realistico! 

 

        2. UNA JASMINE CON GLI ATTRIBUTI

Scordatevi la classica principessina indifesa che aspetta il principe azzurro in sella al suo destriero. La Jasmine del remake di Aladdin è una vera badass! Proprio come la sua controparte animata, lei non accetta che suo padre, il Sultano di Agrabah, le combini il matrimonio. Ma se nel cartone quella del matrimonio era una questione prettamente sentimentale e censitaria, qui entra in gioco anche una componente politica: Jasmine infatti non solo è determinata a concedersi in moglie a un uomo a cui è sentimentalmente legata, ma si rifiuta di obbedire alla legge del regno di Agrabah secondo la quale deve essere esclusivamente il suo futuro sposo a governare in qualità di futuro Sultano. Jasmine è una donna emancipata, libera, acculturata, intelligente e accorta: più volte, nel corso del film, ci tiene a sottolineare, soprattutto al padre, che lei ha tutte le carte in regola per poter governare. Il suo messaggio è forte è chiaro: “Piuttosto che sposare un uomo che non amo, governo da sola, con tutti i rischi che tale responsabilità può comportare.” Jasmine vuole sapere cosa accade nel suo regno e colmare la distanza che si è creata tra lei e gli abitanti di Agrabah, e mostrarsi un’ottima regina, sebbene per legge una donna non possa ricoprire la carica di sultano.
Vi posso dire che, in un punto del film, vi è una canzone, “Speechless” (assente nell’originale del 1992) cantata da Jasmine che lancia un messaggio molto profondo e importante, soprattutto in un periodo come questo dove è forte e sentito il dibattito sull’emancipazione femminile, ma che è anche un inno alla libertà, un grido che invita gli ultimi a far sentire la propria voce. Non aggiungo altri dettagli sulla suddetta canzone, se non un commento spontaneo: quando l’ho sentita in sala, mi ha ricordato molto “Let it go” di Frozen, ma con un vago sentore di Adele. 
Questa nuova Jasmine, particolarmente valorizzata da una splendida interpretazione di Naomi Scott, eguaglia dignitosamente, anzi addirittura supera la Jasmine originale. Una donna coraggiosa, che non ha paura di far sentire la sua voce, una donna che cerca di oltrepassare le barriere, che non accetta di piegarsi a una società che la vuole sottomessa.
In un momento storico come il nostro, un personaggio come questa Jasmine è  indispensabile, e questo è un altro valido motivo per cui consiglio la visione di questo film. 

        3. MUSICA, MAESTRO!

Se di norma una buona colonna sonora è un elemento fondamentale per un buon film, in un film Disney è assolutamente indispensabile. La colonna sonora del remake di Aladdin è composta dall’otto volte Premio Oscar Alan Menken (come abbiamo detto, già compositore della OST originale),  e comprende nuove versioni dei brani originali scritti da Menken e dai parolieri Howard Ashman e Tim Rice. Proprio come accaduto nei remake de La Bella e la Bestia e de Il Libro della Giungla, le canzoni sono state riarrangiate e riscritte. La reinterpretazione di brani immortali come “Principe Alì” o “Un amico come me” ha poco, molto poco da invidiare agli originali. Già nell’ultimo trailer rilasciato il 3 aprile potete sentire uno spezzone de “Il mondo è mio (A Whole New World)” che vi farà venire i brividi lungo la schiena:

Inoltre, per questo remake, sono stati appositamente realizzati due brani inediti (di cui uno è accennato nel punto precedente) realizzati dallo stesso Menken e dai compositori vincitori dell’Oscar Benj Pasek e Justin Paul. 
Anche i numeri parlano da soli: per girare il numero musicale de “Il Principe Alì” è stata allestita una parata carnevalesca con 250 ballerini e più di 200 comparse. L’intera sequenza in cui Aladdin, sotto le mentite spoglie del Principe Alì del regno di Ababua, fa il suo ingresso a bordo di un cammello alto 9 metri fatto di 37.000 teste di fiori ha richiesto cinque giorni di riprese e il coinvolgimento di sette telecamere, che sono riuscite a cogliere ogni aspetto della parata. 
Tra canzoni celeberrime e brani nuovi di zecca, non riuscirete a non farvi coinvolgere dal ritmo di una colonna sonora che valorizza notevolmente questo film, che vi calerà, con le sue meravigliose sfumature arabeggianti e orientali, nella magnifica ambientazione.

           4. VECCHI PERSONAGGI E NUOVE CONOSCENZE

Se il remake si limitasse a essere una fotocopia precisa e sputazzata del cartone originale, un articolo con i cinque motivi per cui vedere questo film sarebbe inutile se non pleonastico. La storia presenta diverse differenze con l’originale, come è giusto che sia, quindi alcune scene del cartone non sono presenti nel film e viceversa. Ma quello su cui voglio concentrarmi è invece la caratterizzazione dei personaggi, elemento notevole di questa pellicola. Partiamo dal presupposto che alcuni personaggi sono stati depennati (come il Mercante che compariva all’inizio del lungometraggio animato) o ridimensionati (come Iago, che qui… fa letteralmente il pappagallo) mentre sono invece stati aggiunti alcuni personaggi importantissimi e assolutamente interessanti: la prima è Dalia (Nasim Pedrad), l’imbranata e simpatica ancella e migliore amica della principessa Jasmine, segretamente (ma neanche troppo) attratta dal carismatico Genio. Gli altri due sono Hakim (interpretato dall’attore turco Numan Acar), capitano delle guardie del Sultano e alleato di Jafar, e Anders (Billy Magnussens), un goffo ed esilarante principe nordico pretendente della mano di Jasmine.
Ma affascinante è anche la resa dei personaggi già presenti nella pellicola originale. A parte Jasmine, di cui abbiamo già parlato nel punto 2, affascinante è anche la figura del Sultano, la cui voce italiana è quella del mitico Gigi Proietti (voce del Genio nel film del 1992): il Sultano è una figura decisa e severa, consapevole della fermezza che richiede la sua carica, ma al contempo anche buono, umano e paterno. È eccessivamente apprensivo nei confronti della figlia Jasmine, ma non per questo cattivo: vieta alla figlia di varcare le mura del palazzo di Agrabah per non esporla agli stessi pericoli che, a quanto si deduce, hanno causato la morte della moglie, la madre di Jasmine. Uomo giusto e saggio, il Sultano di Agrabah cerca il più possibile di far conciliare i suoi doveri da monarca con i suoi compiti da padre: da un lato vuole accontentare la richiesta della figlia, la quale auspica come consorte un uomo di cui è innamorata, ma d’altro canto, consapevole che i matrimoni combinati sono un mezzo di formazione di alleanze politiche, il Sultano vuole al fianco della figlia un leader politico che tenga le redini di Agrabah alla sua morte. Alla fine del film, prenderà una decisione importante, da buon sovrano e da ottimo padre…

Anche la figura del malvagio Jafar è stata considerevolmente ridisegnata: più giovane rispetto all’antagonista del cartone animato (Marwan Kenzari, l’attore che lo interpreta, ha da poco compiuto 36 anni), questo nuovo Jafar è un potentissimo e astuto stregone, dal passato burrascoso e difficile, ma che grazie alla sua scaltrezza è riuscito a farsi strada fino a diventare il Gran Vizir del Sultano di Agrabah. Con quest’ultimo, tuttavia Jafar ha delle divergenze politiche: mentre il Sultano, vuoi per l’età avanzata vuoi per la difficoltà di trovare un successore a cui dare in sposa la figlia, vuole che il suo regno viva in pace e in armonia con tutti gli stati circostanti, Jafar ambisce invece a fare di Agrabah un impero temibile e opulento. Il piano di Jafar diventa col passare del tempo un fervente desiderio di potere, che per essere realizzato ha bisogno della misteriosa e potente lampada a olio della Caverna delle Meraviglie

Attraverso il linguaggio del live action il regista Guy Ritchie è riuscito a fornire un aspetto e un’atmosfera stilizzati al mondo stupefacente e mozzafiato del film, regalando allo stesso tempo una maggiore profondità alla storia e ai personaggi

           5. WILL SMITH: CHE GENIO! 

FENOMENALI POTERI COSMICI… in un minuscolo spazio vitale!

Come ha scritto lo stesso Will Smith in un post pubblicato qualche settimana fa su Instagram, Robin Williams gli ha lasciato un “enorme paio di scarpe da riempire“. Non è per nulla facile ricoprire un ruolo già interpretato impeccabilmente da un mostro sacro del cinema come Robin Williams, ma Will Smith è riuscito a raccoglierne l’eredità. Non si possono fare paragoni tra i due “Geni”, dal momento che questo nuovo genio è stato disegnato in modo tale da non essere un copycat dell’originale, ma di cui ovviamente conserva il carattere pittoresco e l’ironia esilarante. Paradossalmente, il Genio di Will Smith è fedele allo spirito del personaggio originale, pur essendo al contempo radicalmente differente.
Come già mostrato nei trailer, il Genio di questo remake presenta due forme: una sovrannaturale, contraddistinta dalla pelle blu e da una muscolatura possente, e una umana, caratterizzata da pizzetto, codino e abiti sgargianti con motivi floreali arabeschi, utilizzata per mimetizzarsi tra la folla. Simpatico, mattacchione e pieno di energia, il Genio è una creatura consapevole che Aladdin vuole trattarlo come un amico, come un suo pari, e non come uno schiavo subordinato alla sua volontà. Con un umorismo che ricorda Willy il Principe di Bel Air e l’Agente J di Men in Black, Will Smith rende questo personaggio dilettevole e spassoso e, in più di una scena, una formidabile spalla comica. Ma il Genio è un personaggio che vanta anche stupendi momenti di intima profondità: da un lato infatti, oltre a essere amico di Aladdin, il Genio si propone come suo mentore e voce interiore, esortando “Al” a essere sè stesso e a coltivare la grandezza che è già dentro di lui. D’altro canto, il Genio, colui che ha il potere di esaudire tre desideri, di desiderio ne ha uno solo: quello di essere libero.
Con le sue gag spassose, con i suoi rapidi e spiritosi scambi di battute con Aladdin, con i suoi balli e le sue canzoni, il Genio di Will Smith non offende, anzi onora con la giusta riverenza il personaggio originalmente caratterizzato da Robin Williams. 

FENOMENALI POTERI COSMICI... in un minuscolo spazio vitale!

In sintesi, Aladdin è un film più che meritevole, un remake appropriato che non manca di rispetto al film originale, ma che anzi aggiunge elementi rilevanti che nel cartone del 1992 non potevano indubbiamente trovare spazio. Una pellicola che supera notevolmente le aspettative e che abbatte i pregiudizi troppo frettolosi espressi dalla critica nei mesi scorsi. Il remake di Aladdin mette in risalto tutti i pregi del film originale senza troppo premere il pedale sull’effetto nostalgia, ma che anzi si sa far apprezzare proprio per le novità che trovano spazio al suo interno. Sicuramente uno dei migliori remake dei classici Disney: prima di poterlo giudicare come “migliore” dobbiamo aspettare i risultati del botteghino e attendere un valido confronto con i prossimi remake Disney in uscita, primo tra tutti “Il Re Leone”, la cui uscita nelle sale è prevista per il 17 luglio 2019. Intanto, vi abbiamo fornito cinque motivi per cui Aladdin è assolutamente meritevole, quindi perchè non dargli un’occasione? 

E voi siete pronti per immergervi nelle Notti d’Oriente?

 

                                                                                                                                                                                                                 Michele Porcaro

 

 

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Michele Porcaro

Giornalista, scrittore e archeologo. Nato a Benevento nel 1995, è diplomato al Liceo Classico “Anco Marzio” di Ostia e laureato in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Roma “Sapienza” con tesi in Archeologia. Appassionato di lingua, civiltà, storia e archeologia greca e romana, è autore di saggi e romanzi storici sul mondo antico, e ha girato il documentario "ASSTEAS - Storia del Vaso più bello del mondo" in collaborazione con Vittorio Sgarbi. Nel tempo libero svolge attività di rievocazione storica, collaborando a progetti di ricostruzione archeologica sperimentale sull'ambito religioso, civile e militare dei Greci, Romani ed Etruschi.

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