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Roma- Acilia è più di uno spot anni 90 con De Sica. Ma è meno di un quartiere pasoliniano.

È un monumento ai caduti brutto. Ma brutto! E con quattro nomi in croce. Che ti domandi, se poi saranno davvero vissuti ad Acilia quelli là. Perché caduti son caduti, anche solo per cause naturali, ormai.

È occhi grandi e quattro denti in bocca,

è una scritta fascista su un muro,

è un: ma qui non c’era la Standa? Maddai non c’è più la Standa? Ma te, te la ricordi la Standa?

È una bancarella dove fare il cambio di stagione, bella come fosse un centro commerciale.

È Roma pure se per i romani che stanno dentro il GRA non lo è. Perché fa rima con Aprilia, dicono con la tipica e irritante approssimazione che solo i romani sanno avere: Sì sì vabbè poi ce pensamo eh?!

E’ una striscia di terra tra la Colombo e la via del Mare misurabile in buche

È ciao rega’ è vostro il pallone? Che ve lo fate un 3 contro 3? Al parco della Madonnetta il sabato mattina col cappuccino sullo stomaco e le mani che ancora sanno di Corriere dello Sport.

È che Totti deve da gioca’, anzi no, però c’è solo un capitano. Ma attenti alla Lazio che poi chi se li sente quelli là.

È che so tutti amici dei calciatori dell’Axa, dei professionisti di Palocco e mai delle mignotte dell’Infernetto.

È paura per un bar aperto da gentaglia che s’atteggia a re di Roma.

È troppi stranieri pe’ mi nonna novantenne che se c’era ancora il re…

è troppi rumeni

troppi cinesi

troppi bengalesi

troppi mafiosi

troppi spacciatori

troppi africani

troppi menefreghisti

troppi coatti

troppi tatuaggi

troppe smart.

È una camicia di 7camicie portata con fierezza come se fossi il più giusto, ma sei vestito da agente immobiliare.

È una coppia di ragazzini che pomicia davanti al cancello di casa e non li voi interrompe. Che per loro quella non è Acilia, non è niente. È giusto un momento da scrivere su un diario o raccontarlo su whatsapp e che tra qualche anno sarà sbiadito.
Tipo un tatuaggio venuto male.
Tipo un quartiere che non sai mai quello che è, però è tante cose messe insieme.

Federico Vergari