Storie dall'Italia

QUELLA NOTTE DEL 20 MAGGIO 2012…

MARCO CASSINI RIPERCORRE LA TRAGICITÀ DEL TERREMOTO CHE DEVASTÒ LA TERRA E L’ANIMO DELL’EMILIA IN “LA NOTTE NON FA PIÙ PAURA”, MOSTRANDO IL VERO DOLORE PATITO DALLE VITTIME.

Roma – Nell’accogliente sala di proiezione dell’Apollo 11, nel cuore della capitale, il giovane regista Marco Cassini ha presentato la sua opera prima. Lungometraggio di finzione, “La notte non fa più paura” racconta una storia incentrata su una famiglia terremotata, che ben ricalca la tragedia che devastò l’Emilia, e con essa l’Italia intera, in un anno, il 2012, che ormai sembra distante dal presente di una terra che ancora soffre per la perdita dei propri cari.

La notte non fa più paura” ruota intorno ad un operaio del sud Italia che “emigra” in Emilia con la sua famiglia alla ricerca di un lavoro. Sistematosi in una fabbrica, ben presto dovrà fronteggiare un nemico tanto potente quanto la crisi economica, ma dai possibili risvolti mortali, il terremoto. Marco Cassini dirige un lungometraggio che scava tra le macerie di una regione distrutta, nella terra e nel corpo, per estrarre un’opera ricca del medesimo dolore che attanagliò le famiglie emiliane, proponendo uno squarcio documentato delle conseguenze di una calamità naturale così devastante.

Alla storia di finzione presa a prestito dal regista per sorreggere l’arco narrativo del film si interseca la storia vera vissuta sulla propria pelle da una delle tante famiglie emiliane scosse non solo sotto i piedi, ma nel profondo dell’animo dal terremoto, la storia che visse Laura. Era la mattina del 20 maggio 2012 e la terra iniziò a sussultare intorno alle 4:00 del mattino. Laura, moglie e madre, ricorda distintamente di aver pensato si trattasse di un motore di un aereo distaccatosi dal velivolo e piombato in casa per incidente, quasi richiamante alla memoria le prime immagini del film “Donnie Darko”. Rendendosi conto come il boato non derivasse da uno schianto di mezzi costruiti dall’uomo, bensì da una calamità naturale pronta a dare sfogo a tutta la sua autorità, Laura prese in braccio il figlio e scese in strada, non incontrando lungo il cammino verso l’uscita nessun ostacolo che potesse fermare la sua corsa. Tutte le famiglie si riversarono per le vie di Casumaro, in provincia di Ferrara, cercando di riporre nella solidarietà la propria speranza.

Laura si diresse, non senza marito e figlio, verso casa della madre, nella vicina Bondeno, tentando di rintracciare per via telefonica anche il fratello Leonardo, al quale la sorte destinò un turno di notte nel laboratorio di ceramiche in cui era solito lavorare. Riuniti sotto il comune denominatore dell’attesa snervante di ottenere informazioni, Laura continuava a ripetere all’anziana madre che probabilmente Leo non stava rispondendo perché impegnato ad aiutare in fabbrica a seguito del terremoto. Giunte le 7:00 del mattino, alla tv iniziarono a trapelare i primi notiziari incentrati proprio sul terremoto emiliano, riportando un primo bilancio di morti e feriti, parlando di due decessi avvenuti in Ceramica Sant’Agostino, il laboratorio dove stava svolgendo il turno Leo. La speranza che quest’ultimo rispondesse al cellulare si affievolì, tramutandosi in viva ansia, quell’ansia che aveva subito invaso il cuore dell’anziana madre. A porre fine all’insostenibile attesa il ricordo di Laura che quella notte erano in tre a dover svolgere il turno, a porre fine alla labile speranza la chiamata della cognata: Leo era una delle due vittime riportate in televisione.

Responsabilità, colpe. Se fosse stata evitabile la morte di Leo e degli altri 3 operai che il 20 maggio 2012 persero la vita trafitti da quelle stesse fabbriche dove erano soliti prestare servizio, ancora nessuno è stato in grado di dirlo. L’attesa non terminò all’alba del 20 maggio, Laura e gli altri familiari delle vittime continuano ad aspettare che la giustizia faccia il suo corso e ad oggi, a più di quattro anni dal tragico evento, hanno ottenuto unicamente un’udienza preliminare, svoltasi il 16 giugno dell’anno corrente, rinviata al 31 dicembre 2016. Come se non fosse sufficiente, “non esiste una legge nazionale che preveda risarcimento ai parenti delle vittime di calamità naturali e non credo che questo sia possibile in un Paese che pretende di essere civile” sostiene Laura, che invece trova un seppur labile conforto non nel supporto delle istituzioni, ma nell’opera prima di Marco Cassini. Avendo a disposizione una misera settimana ed un budget ancora più esiguo di appena 30mila euro, il regista è riuscito a dare vita ed anima ad “un film che rispecchia pienamente ciò che è accaduto”, parere condiviso da Laura e dai cittadini che vissero quelle tragiche ore, pronti ad incoraggiare il lavoro di una giovane troupe che, così come i loro sostenitori, non vuole riporre nel dimenticatoio l’epilogo di quel 20 maggio 2012, urlando a gran voce giustizia attraverso la potenza della macchina da presa.

Dedicato a Laura Ansaloni, che ha accettato di scavare nei suoi dolorosi ricordi per contribuire alla veridicità di questo articolo.

Tags

Silvia Ricciardi

Laureata con il massimo dei voti in “Arti e Scienze dello Spettacolo: Cinema” presso La Sapienza di Roma con una tesi su “Partner” di Bernardo Bertolucci, collabora con diverse testate cartacee e online, tra le quali il mensile Marie Claire ed il bimestrale Just Cinema. Desiderando approfondire le sue conoscenze in settore cinematografico, ha seguito corsi incentrati su critica, ma anche su sceneggiatura e scrittura creativa, realizzando diversi cortometraggi. Ha collaborato con un ufficio stampa di cinema e libri e ha lavorato anche come segretaria di edizione per diversi film.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close
Close